Teheran parla di negoziati ma gli attacchi continuano
Mentre gli attacchi aerei di Stati Uniti e Israele continuano a colpire obiettivi in Iran, Teheran ha annunciato l’avvio di tentativi di mediazione internazionale per porre fine al conflitto.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che alcuni Paesi hanno iniziato iniziative diplomatiche per favorire un cessate il fuoco e aprire la strada a una soluzione negoziata.
Secondo il presidente iraniano, la Repubblica islamica rimane “impegnata a una pace duratura nella regione”, pur ribadendo che continuerà a difendere la propria sovranità e sicurezza.
Teheran ha anche sottolineato che eventuali negoziati dovranno coinvolgere direttamente le potenze che hanno dato avvio alle operazioni militari.
La posizione americana: “la prossima fase della campagna”
Sul piano militare, tuttavia, il conflitto appare tutt’altro che vicino alla conclusione.
Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth ha annunciato che il numero di attacchi contro obiettivi iraniani aumenterà in modo significativo, segnalando l’ingresso della campagna militare nella cosiddetta “prossima fase”.
Gli Stati Uniti hanno inoltre rafforzato il proprio dispositivo militare nel Golfo, dispiegando ulteriori velivoli da combattimento e aumentando la presenza operativa nella regione.
Washington ha ottenuto anche l’autorizzazione a utilizzare basi militari britanniche, ampliando così la propria capacità di proiezione operativa.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha alimentato ulteriormente le tensioni dichiarando che “il grande colpo arriverà presto”, lasciando intendere la possibilità di operazioni militari ancora più estese.
L’Europa spinge per la de-escalation
Sul fronte diplomatico, diversi governi europei stanno cercando di favorire un percorso negoziale.
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha invitato Washington a lavorare per una rapida de-escalation attraverso il dialogo, sottolineando la necessità di evitare un’escalation regionale più ampia.
Secondo Londra, la soluzione alla crisi non può essere esclusivamente militare e richiede un percorso negoziale che coinvolga le principali potenze regionali.
Obiettivi e durata del conflitto: l’ambiguità strategica americana
Uno degli elementi più incerti riguarda la durata e gli obiettivi finali della campagna militare.
L’amministrazione americana ha fornito indicazioni contrastanti.
In precedenza il presidente Trump aveva ipotizzato che il conflitto potesse durare “quattro o cinque settimane”, mentre in altre dichiarazioni ha sostenuto che le forze statunitensi potrebbero combattere “per sempre” se necessario.
Questa ambiguità strategica riflette probabilmente due esigenze:
- mantenere pressione militare su Teheran
- lasciare aperta la porta a una soluzione diplomatica.
Guerra e diplomazia corrono in parallelo
Il quadro che emerge è quello di una crisi in cui operazioni militari e iniziative diplomatiche si sviluppano contemporaneamente.
Da un lato, Stati Uniti e Israele stanno intensificando la pressione militare sull’Iran.
Dall’altro, diversi attori regionali e internazionali stanno cercando di aprire canali di mediazione per evitare un’escalation incontrollata.
La fase attuale del conflitto potrebbe quindi trasformarsi rapidamente:
- in una guerra più ampia, se gli attacchi continueranno ad aumentare
- oppure in un negoziato internazionale, se i tentativi di mediazione troveranno spazio.
Per il momento, entrambe le traiettorie restano aperte.




