ALLA CASA BIANCA LE URNE FANNO PAURA – L’IPOTESI DI UN’“EMERGENZA NAZIONALE”, IL FANTASMA DEL RINVIO DELLE ELEZIONI E L’INCUBO DI UN’AMERICA SENZA PIÙ “GUARD RAIL” DEMOCRATICI.
Donald Trump prepara il colpo di mano sulle elezioni di Midterm? A Washington torna a circolare lo scenario più esplosivo: una dichiarazione di emergenza nazionale che potrebbe essere utilizzata per tentare di intervenire sulle regole elettorali prima del voto di novembre.
Ad accendere la miccia è Steve Bannon, l’ex stratega del trumpismo, che ha indicato addirittura una data da cerchiare in rosso: l’ultima settimana di agosto.
«Il Presidente cambierà la legge elettorale, dichiarerà una emergenza nazionale tra qualche settimana. Le premesse vengono costruite alla perfezione. Tenetevi libera l’ultima settimana di agosto, perché sta arrivando», ha profetizzato Bannon.
Una sparata del vecchio guru MAGA? Può darsi. Ma a rendere la faccenda meno folkloristica c’è la reazione dello stesso Trump che, sollecitato durante un programma televisivo vicino alla destra radicale a dichiarare una “emergenza di sicurezza nazionale”, non ha escluso di poterlo fare.
Il terreno dello scontro è quello più esplosivo possibile: il voto di novembre.
Il pretesto per una forzatura sarebbe il blocco al Congresso del Save American Act e l’accusa, mai provata, secondo cui la Cina avrebbe sottratto i database elettorali di 18 Stati federali e i dati di 220 milioni di elettori.
Su queste basi Trump potrebbe tentare di intervenire sulle regole del voto attraverso un atto presidenziale. Un salto nel buio istituzionale, visto che la Costituzione americana non consegna certo all’inquilino della Casa Bianca un telecomando con cui accendere, spegnere o riprogrammare le elezioni a proprio piacimento. E già in passato diversi ordini esecutivi trumpiani sono finiti contro il muro dei tribunali.
Ma perché infilarsi in un simile Vietnam costituzionale?
La risposta sta soprattutto nei numeri. Trump arriva all’appuntamento delle Midterm in difficoltà, con la popolarità in calo e la concreta possibilità di perdere il controllo della Camera. Persino il Senato sarebbe diventato contendibile.
Una doppia sconfitta rischierebbe di trasformare gli ultimi due anni della presidenza in un percorso a ostacoli. Trump diventerebbe una “anatra zoppa”, alle prese con un Congresso ostile e con il possibile ritorno dello spettro dell’impeachment.
Ed è qui che torna in scena Bannon.
L’ex guru della Casa Bianca sarà pure formalmente lontano dallo Studio Ovale, ma continua ad avere peso nell’universo MAGA. Ed è lo stesso ambiente politico che dopo le presidenziali del 2020 alimentò la teoria delle elezioni rubate, preparando il terreno politico e ideologico che portò fino all’assalto del 6 gennaio 2021 a Capitol Hill.
Trump, tornato alla Casa Bianca, ha poi graziato oltre 1.500 persone coinvolte nei fatti del Campidoglio. Un precedente che rende difficile archiviare automaticamente le minacce di oggi come semplice propaganda.
A suonare l’allarme sono anche oltre 400 ex funzionari dell’intelligence e della sicurezza nazionale americana, secondo i quali l’attuale amministrazione starebbe progressivamente erodendo le garanzie democratiche degli Stati Uniti.
Uno di loro ha sintetizzato il timore con un’immagine: “I guard rail sono stati tutti rimossi”.
Ovvero: i guardrail istituzionali che dovrebbero impedire alla macchina del potere di finire fuori strada sarebbero sempre più fragili.
Un eventuale tentativo di impedire o rinviare le elezioni di Midterm non sarebbe quindi soltanto l’ennesimo braccio di ferro tra Trump, Congresso e magistratura. Sarebbe uno spartiacque storico, capace di mettere in discussione la collocazione stessa degli Stati Uniti tra le democrazie liberali.
Lo scenario è quello di una società americana già spaccata in due che potrebbe essere sottoposta a una tensione politica esplosiva. Torna inevitabilmente alla mente “Civil War”, il film di Alex Garland che immagina gli Stati Uniti precipitati in una nuova guerra civile: una distopia che, guardando il livello dello scontro politico americano, rischia di apparire sempre meno fantascientifica.
E il problema non riguarda soltanto Washington.
Se gli Stati Uniti dovessero davvero entrare in una crisi costituzionale intorno al diritto di voto, l’onda d’urto arriverebbe direttamente in Europa. Governi e partiti sarebbero costretti a scegliere su una discriminante elementare: il rispetto delle urne e delle regole democratiche oppure l’accettazione dell’idea che chi detiene il potere possa cambiare le regole quando teme di perderlo.
Per questo l’ultima settimana di agosto indicata da Bannon rischia di diventare qualcosa di molto più serio dell’ennesima puntata dello show trumpiano.
Potrebbe essere il momento in cui l’America scopre quanto sono ancora robusti i suoi anticorpi democratici.
(Fonte: Corriere della Sera)




