Confini chiusi, due candidati che rivendicano la vittoria e un esercito che torna al potere: l’Africa occidentale entra di nuovo in zona rossa.
La vita sembra scorrere normalmente a Bissau, ma l’apparenza inganna: la Guinea-Bissau, ex colonia portoghese e tra i Paesi più instabili dell’Africa occidentale, ha vissuto un nuovo colpo di Stato. È il quinto dalla sua indipendenza.
Il golpe è arrivato pochi giorni dopo le elezioni presidenziali e legislative, segnate da accuse reciproche, irregolarità e tensioni crescenti. Entrambi i principali candidati hanno rivendicato la vittoria, alimentando il caos istituzionale.
L’esercito assume il controllo
Le Forze Armate hanno annunciato la presa del potere e nominato il generale Horta N’Tam, capo di Stato maggiore dell’Esercito, come leader della transizione per un anno.
Il portavoce militare ha giustificato l’intervento parlando di un presunto piano di destabilizzazione, che coinvolgerebbe politici e un noto narcotrafficante. L’obiettivo dichiarato:
“Tutelare la sicurezza nazionale.”
Confini e istituzioni sono stati temporaneamente posti sotto controllo militare.
Allarme di CEDEAO e Unione Africana
Le principali organizzazioni regionali — CEDEAO (ECOWAS) e Unione Africana — hanno espresso profonda preoccupazione:
- denuncia degli arresti di funzionari elettorali
- richiesta di rispetto dell’ordine costituzionale
- timori per un ulteriore indebolimento del quadro democratico
Il golpe rischia di aggravare un’area già segnata da instabilità cronica.
L’Africa occidentale e l’effetto domino
La crisi della Guinea-Bissau si inserisce in un contesto regionale estremamente fragile:
- presenza diffusa di gruppi armati
- terrorismo jihadista e violenze estremiste
- tensioni etniche e religiose
- governi deboli e istituzioni vulnerabili
Negli ultimi anni diversi Paesi dell’Africa occidentale — Mali, Burkina Faso, Niger, Guinea — hanno subito colpi di Stato, alimentando quello che molti analisti definiscono un “effetto domino” nella regione.
Una transizione incerta
La nomina del generale N’Tam apre ora una fase di transizione che il mondo guarda con inquietudine. Resta da capire:
- se la promessa di un anno verrà rispettata
- come reagiranno i due candidati che rivendicano il voto
- se la comunità internazionale riuscirà a evitare un nuovo ciclo di violenze
La Guinea-Bissau, sospesa tra legittimità contestata e intervento militare, diventa così l’ennesimo tassello della crisi democratica dell’Africa occidentale.




