L’Africa è oggi uno dei principali fornitori materiali dell’economia globale avanzata. Industria elettronica, batterie, metallurgia, difesa e infrastrutture digitali dipendono in misura crescente da materie prime critiche (Critical Raw Materials – CRM) estratte nel continente, spesso attraverso il mining artigianale e su piccola scala (Artisanal and Small-Scale Mining – ASM): un sistema informale, diffuso e poco regolamentato, ma ormai strutturale nelle catene globali del valore.
In questo spazio si innesta una competizione geopolitica crescente, nella quale Cina e Russia giocano un ruolo sempre più rilevante, sfruttando proprio le aree grigie dell’estrazione informale, della scarsa tracciabilità e della debolezza istituzionale di molti Paesi produttori.
I principali poli africani delle materie prime critiche
Repubblica Democratica del Congo (RDC)
È il fulcro globale del cobalto, indispensabile per batterie e leghe avanzate. L’ASM contribuisce anche a rame, stagno, tantalio e tungsteno (le 3Ts).
Qui la presenza cinese è dominante: aziende e intermediari legati a Pechino controllano ampie porzioni della catena, dall’acquisto del minerale grezzo alla raffinazione, consolidando una leva industriale e strategica sulle forniture globali.
Zimbabwe, Zambia, Tanzania
Area in crescita per litio, manganese e 3Ts. La Cina è il principale investitore estero, mentre la Russia mantiene un interesse crescente attraverso accordi bilaterali, joint venture e cooperazione tecnico-mineraria, spesso collegata a relazioni politiche e di sicurezza.
Ghana, Mali, Guinea
Tradizionalmente centrali per l’oro, stanno acquisendo rilevanza anche per altri minerali strategici. In Mali e Guinea, la presenza russa — anche attraverso attori para-statali — si accompagna al controllo indiretto di risorse e concessioni, rafforzando un modello di scambio risorse-sicurezza.
Rwanda, Burundi
Alta concentrazione di stagno e tantalio/niobio, inserita in circuiti regionali complessi. La difficoltà di tracciamento favorisce l’ingresso di intermediari cinesi e reti commerciali che convogliano i minerali verso i mercati asiatici.
Sudafrica
Attore chiave per metalli del gruppo del platino (PGMs), manganese e cromo. Qui Pechino è presente come partner industriale e finanziario, mentre Mosca guarda ai PGMs per applicazioni industriali e strategiche, in un contesto di sanzioni e isolamento dai mercati occidentali.
Nigeria e Etiopia
Frontiere emergenti per litio e altre CRM. La Cina investe in infrastrutture e accesso alle risorse; la Russia rafforza relazioni politiche e militari, creando le condizioni per futuri accordi nel settore estrattivo.
Mining artigianale come leva geopolitica
Il mining artigianale fornisce quote rilevanti dell’offerta globale di diversi minerali critici. La sua natura informale lo rende:
- difficile da regolamentare
- poco trasparente
- facilmente permeabile a intermediari esterni
Per Cina e Russia, l’ASM rappresenta un moltiplicatore di influenza:
- consente accesso a risorse a basso costo
- aggira standard ESG e vincoli normativi occidentali
- rafforza la dipendenza delle filiere globali da canali controllati o influenzati da attori non occidentali
In molti casi, le produzioni ASM finiscono comunque nelle catene industriali di Europa e Stati Uniti, ma dopo essere passate da snodi asiatici o reti commerciali opache.
Analisi finale
La questione dei minerali critici africani è industriale e strategica, non retorica.
L’ASM non è un fenomeno marginale: è una componente strutturale che Pechino e Mosca sanno sfruttare meglio dell’Occidente.
Chi controlla l’accesso, la trasformazione e la tracciabilità di queste risorse ottiene leva economica, tecnologica e geopolitica.
In un sistema internazionale sempre più competitivo, l’Africa resta uno degli snodi decisivi — e contesi — della sicurezza industriale globale.




