Attacchi alle ferrovie e violenze urbane. Nessuna protesta costruttiva, solo danni, paura e inutili disagi.
Una serie di sabotaggi alle linee ferroviarie dell’alta velocità ha fatto scattare l’allarme sicurezza già a ridosso delle Olimpiadi invernali. Gli episodi, registrati tra Roma e altre città del Centro-Nord, hanno causato danni e rallentamenti alla circolazione senza provocare feriti, ma con pesanti ripercussioni sul traffico ferroviario.
Il Viminale ha convocato un vertice con forze dell’ordine, intelligence e responsabili delle Ferrovie per rafforzare la vigilanza su un’infrastruttura strategica del Paese.
Le indagini mirano a chiarire eventuali collegamenti tra gli attacchi, rivendicati in ambienti anarchici online che parlano apertamente di una campagna di sabotaggi. Secondo chi indaga, l’intento sarebbe quello di colpire il sistema dei trasporti più che causare vittime, pur nella consapevolezza della pericolosità di simili azioni.
Altro che “dimostrativi”, questi sono atti vandalici a tutti gli effetti. Non hanno nulla di simbolico o costruttivo, ma producono disagi concreti a migliaia di cittadini.
Lavoratori costretti a ritardi e incertezze, pendolari bloccati, famiglie che nel fine settimana cercano qualche ora di tregua e relax e si trovano invece davanti a cancellazioni e attese. Il bersaglio dichiarato può essere il “sistema”, ma a pagarne il prezzo sono persone comuni, che nulla hanno a che fare con le rivendicazioni.
Tutto questo si inserisce in un clima più ampio in cui il disagio sembra diventare uno strumento. Lo si vede anche in alcune piazze. Oltre all’inaccettabile aggressione alle forze dell’ordine, che non trova alcuna giustificazione, si assiste al mettere a soqquadro intere città, distruggendo strade, segnaletica e vetrine.
Attività commerciali costrette ad abbassare le saracinesche per timore di ritrovarsi nel mezzo di una guerriglia urbana. Onesti cittadini costretti a rinunciare a una normale giornata lavorativa perché “ostaggi” indiretti di un sistema di protesta ormai troppo violento.
Azioni di questo tipo non aprono un confronto, non suggeriscono soluzioni, non costruiscono alternative. Generano soltanto disagio, arroganza e presunzione da parte di chi pensa di affermare un messaggio attraverso il danno.




