Il Consiglio di Leadership Presidenziale (PLC), espressione del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, consolida il controllo del Sud, ma l’unità del Paese resta lontana tra divisioni interne e il dominio Houthi nel Nord-Ovest.
Il conflitto yemenita entra in una nuova fase. Il governo internazionalmente riconosciuto, sostenuto dall’Arabia Saudita, ha annunciato di aver ripreso il pieno controllo delle regioni meridionali del Paese, sottraendole al Consiglio di Transizione del Sud (STC), il movimento separatista che per anni ha dominato gran parte dello Yemen meridionale.
La riconquista del Sud, culminata con il controllo delle province strategiche di Hadramout e al-Mahra, rappresenta uno snodo politico e militare rilevante. Non equivale però alla fine del conflitto né alla riunificazione dello Yemen, che resta diviso tra un Sud ora centralizzato sotto il Consiglio di Leadership Presidenziale e un Nord-Ovest saldamente controllato dai ribelli Houthi.
Il messaggio di al-Alimi: un’unica autorità nel Sud
Il presidente del Consiglio di Leadership Presidenziale, Rashad al-Alimi, ha dichiarato che per la prima volta dopo dieci anni il Sud dello Yemen è tornato sotto un’unica autorità politica e militare. Nel suo discorso televisivo ha annunciato la creazione di un Comitato Militare Supremo incaricato di riorganizzare le forze armate e prepararle alla prossima fase del conflitto, qualora gli Houthi respingessero ogni soluzione negoziata.
Il messaggio è stato duplice: da un lato l’invito ai gruppi armati a deporre le armi e rientrare nelle istituzioni statali, dall’altro un avvertimento diretto agli Houthi, accusati di aver prolungato la guerra e la sofferenza del Paese attraverso il rifiuto del dialogo politico.
La fine (apparente) dello STC
Il Consiglio di Transizione del Sud, nato nel 2017 con l’obiettivo dichiarato della secessione, è stato progressivamente smantellato nelle ultime settimane. Il suo leader, Aidarous al-Zubaidi, è fuggito all’estero dopo la perdita dei principali centri di potere e oggi si trova in esilio. È stato rimosso dal Consiglio di Leadership Presidenziale, privato dell’immunità e accusato di alto tradimento.
La dissoluzione ufficiale dello STC è stata annunciata da alcuni suoi esponenti rimasti in Yemen come una scelta necessaria per preservare la sicurezza nel Sud. Tuttavia, altre figure del movimento hanno smentito la decisione, denunciando pressioni esterne e definendo l’annuncio privo di legittimità. A Aden, migliaia di sostenitori separatisti sono scesi in piazza, segnale che l’idea secessionista non è del tutto scomparsa.
Arabia Saudita, UAE e la partita strategica del Sud
La svolta militare è stata resa possibile da un deciso intervento saudita. Riyadh ha considerato l’avanzata dello STC nelle regioni orientali una minaccia diretta alla propria sicurezza nazionale, soprattutto perché Hadramout e al-Mahra concentrano quasi tutte le riserve petrolifere dello Yemen e ospitano infrastrutture portuali strategiche.
Lo STC era sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti, ma la crisi ha messo in luce le divergenze tra Riyadh e Abu Dhabi. Dopo gli attacchi sauditi e la riconquista del Sud da parte del governo yemenita, l’Arabia Saudita ha chiesto il ritiro delle forze emiratine dal Paese. Gli Emirati hanno annunciato il ritiro completo delle proprie unità, dichiarando conclusa la loro missione. L’episodio ha incrinato un asse regionale che per anni aveva operato congiuntamente nello Yemen.
Il fronte che resta aperto: gli Houthi
Nonostante il consolidamento del controllo nel Sud, il cuore del conflitto rimane nel Nord-Ovest. Gli Houthi controllano la capitale Sanaa e vaste aree del Paese e non riconoscono il Consiglio di Leadership Presidenziale, che considerano un’estensione dell’influenza saudita e statunitense.
Secondo osservatori locali, la fine dello scontro nel Sud potrebbe preludere a una nuova fase di confronto diretto tra le forze governative e gli Houthi. Entrambe le parti dichiarano di voler preservare l’unità dello Yemen, ma ciascuna rivendica il diritto esclusivo di governarlo. La tregua parziale tra Arabia Saudita e Houthi, basata su scambi di prigionieri e sull’impegno a non colpire reciprocamente i rispettivi territori, non ha risolto le questioni politiche di fondo.
Perché è importante
La riconquista del Sud non segna la fine della guerra yemenita, ma una sua ristrutturazione. Il conflitto si sta spostando da una frammentazione multipla a una contrapposizione più netta: da un lato il Consiglio di Leadership Presidenziale sostenuto da Riyadh, dall’altro gli Houthi radicati nel Nord.
Per l’Arabia Saudita, il controllo del Sud rappresenta una linea rossa strategica. Perdere influenza su Hadramout significherebbe esporre il Regno a un vuoto di sicurezza lungo il confine meridionale e lungo rotte energetiche cruciali. Tuttavia, l’obiettivo di uno Yemen realmente unito resta lontano, schiacciato tra rivalità regionali, sfiducia interna e una guerra che, più che finire, sta cambiando forma.




