
Da simbolo dell’opposizione venezuelana a volto della resistenza pacifica e della lotta per la democrazia.
“una donna che mantiene accesa la fiamma della democrazia in mezzo alla crescente oscurità”
Con queste parole — contenute nella motivazione resa nota dal Comitato norvegese — è stato assegnato a María Corina Machado il Premio Nobel per la Pace, forse il più atteso della settimana.
Esponente di spicco dell’opposizione venezuelana, costretta a vivere in un luogo segreto a causa delle minacce ricevute per il suo attivismo politico contro il governo di Nicolás Maduro, Machado ha dedicato l’inatteso riconoscimento al popolo venezuelano e al presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Impossibilitata a candidarsi alle elezioni presidenziali del luglio 2024 nonostante la vittoria alle primarie, è riuscita comunque a mantenere unita l’opposizione, sostenendo attivamente la candidatura di Edmundo González Urrutia.
Laureata in ingegneria e madre di tre figli, Machado ha scelto, malgrado le minacce di cui è stata vittima, di non abbandonare il proprio Paese, al quale è profondamente legata.
Il Nobel assegnato a Machado riaccende i riflettori sul Venezuela, Stato del Sud America bagnato a nord dal Mar dei Caraibi, recentemente tornato al centro dell’attenzione internazionale per le tensioni tra il governo latinoamericano e gli Stati Uniti, che hanno inviato nella zona unità della loro Marina nel contesto della lotta al narcotraffico.
A causa di una crisi economica che continua a colpire la popolazione, spingendola a migrare fuori dai propri confini, il Venezuela vive nel suo insieme, una situazione di equilibrio precario soprattutto sul fronte interno.




