A 120 anni dalla nascita, l’eredità di Mattei continua a orientare le scelte strategiche dell’Italia tra energia, Africa e nuovi equilibri globali
Il 29 aprile 1906, ad Acqualagna, attuale provincia di Pesaro-Urbino, nasceva Enrico Mattei. A distanza di oltre un secolo, la sua figura continua a rappresentare molto più di un capitolo della storia industriale italiana: è una chiave di lettura delle dinamiche geopolitiche ed economiche che ancora oggi attraversano lo scenario internazionale. Protagonista della ricostruzione nel dopoguerra, Mattei seppe trasformare una debolezza strutturale dell’Italia — la scarsità di risorse energetiche — in una leva strategica, costruendo con l’AGIP e poi con l’ENI, fondata nel 1953, un modello industriale moderno, integrato e orientato all’autonomia. Ma la sua intuizione più profonda fu comprendere che l’energia non era soltanto una questione economica, bensì uno strumento di politica internazionale.
In un contesto dominato dal monopolio delle grandi compagnie petrolifere, le cosiddette “Sette Sorelle”, Mattei ebbe il coraggio di rompere gli equilibri esistenti, scegliendo di dialogare direttamente con i Paesi produttori, in particolare in Africa e nel Mediterraneo. Lo fece proponendo accordi più equi, capaci di riconoscere ai Paesi ospitanti condizioni significativamente migliori rispetto a quelle imposte fino a quel momento, e introducendo un approccio fondato su rispetto reciproco, cooperazione e sviluppo condiviso. Una visione che si discostava nettamente dalle logiche di sfruttamento e dipendenza che avevano caratterizzato a lungo i rapporti tra Nord e Sud del mondo e che, proprio per questo, ebbe un impatto dirompente sugli equilibri economici globali.
Quella lungimiranza appare oggi straordinariamente attuale. In un mondo segnato da transizioni energetiche, tensioni geopolitiche e competizione per l’accesso alle risorse, l’energia continua a essere uno dei principali fattori di potere e di stabilità. È in questo contesto che si inserisce il Piano Mattei, lanciato nel 2024 durante il Vertice Italia-Africa di Roma, come espressione di una rinnovata strategia italiana verso un continente sempre più centrale negli equilibri globali. Il Piano nasce con un’impostazione ambiziosa e strutturata, con una governance dedicata e una forte integrazione tra istituzioni, imprese e strumenti finanziari, e si sviluppa secondo una logica incrementale, aperta al progressivo coinvolgimento di nuovi attori e partner africani.
L’iniziativa si articola in settori chiave come energia, infrastrutture, agricoltura, acqua, salute e formazione, attraverso progetti pilota in diversi Paesi del Nord Africa e dell’Africa subsahariana, con l’obiettivo di sostenere percorsi di crescita concreta e duratura. Al centro vi è un principio chiaro: superare approcci assistenzialistici o predatori per costruire relazioni più trasparenti, equilibrate e orientate al beneficio reciproco. In questo senso, il Piano riflette un coraggio politico e una visione strategica che richiamano direttamente l’impostazione di Mattei, adattandola alle sfide del presente.
Sul piano geopolitico, l’Italia si propone come ponte tra Europa e Africa, valorizzando la propria posizione e cercando di rafforzare il proprio ruolo in uno scenario in cui il continente africano è sempre più al centro dell’interesse internazionale, sia per le risorse energetiche sia per il suo potenziale economico e demografico. In un contesto europeo che guarda con crescente attenzione al Mediterraneo e all’Africa anche per ragioni energetiche e di sicurezza, il Piano Mattei si inserisce come uno strumento di connessione e di proiezione strategica.
La continuità tra la visione di Enrico Mattei e l’impostazione del Piano che porta il suo nome è evidente: allora come oggi, l’obiettivo è trasformare relazioni asimmetriche in partnership equilibrate, costruire sviluppo invece di dipendenza, creare opportunità condivise anziché dinamiche di sfruttamento. In questa prospettiva, la figura di Mattei non appartiene solo al passato, ma continua a offrire una bussola per orientare le scelte di oggi, ricordando che la lungimiranza, unita al coraggio e alla chiarezza degli obiettivi strategici, può ancora fare la differenza negli equilibri economici e geopolitici globali.




