La scena è semplice. Un uomo compra un biglietto aereo, prende un volo civile e raggiunge la propria famiglia. Nessun volo di Stato, nessuna corsia preferenziale, nessun ponte aereo riservato. Solo un padre. Quell’uomo è Guido Crosetto, ministro della Difesa della Repubblica italiana, e oggi viene attaccato perché si trovava a Dubai nel momento in cui lo spazio aereo del Golfo è stato chiuso dopo l’improvvisa escalation tra Israele e Iran.
La polemica nasce da un presupposto implicito e profondamente problematico: che un ministro non possa essere anche un marito o un padre, come se la responsabilità pubblica imponesse una sospensione dell’umanità personale. È un’idea distorta del potere, secondo cui chi governa dovrebbe vivere separato dalla vita reale.
I fatti raccontano altro. Crosetto si trovava in Italia mentre la sua famiglia era negli Emirati Arabi Uniti; poi è esplosa una crisi improvvisa. Anche governi europei come Francia e Germania hanno ammesso di essere stati colti di sorpresa o informati solo all’ultimo momento degli sviluppi regionali. Pretendere che eventi di questo tipo siano prevedibili equivale a immaginare che la deterrenza mediorientale funzioni come un calendario programmato. Qualcuno, con ironia involontaria, sembra ritenere che l’Ayatollah Ali Khamenei debba inviare un cortese preavviso diplomatico prima di ogni ritorsione militare. La realtà è diversa: la geopolitica vive di improvvisazione strategica, escalation rapide e decisioni prese in ore, talvolta in minuti.
Ed è qui che emerge il vero nodo della polemica. Secondo la logica di chi oggi critica, il ministro avrebbe potuto attivare canali riservati, mobilitare apparati statali, utilizzare assetti diplomatici o militari per riportare rapidamente in Italia i propri familiari. Sarebbe stato possibile, probabilmente anche facile. Ma non lo ha fatto.
Ha fatto ciò che avrebbe fatto qualsiasi cittadino: ha preso un volo di linea ed è andato personalmente a raggiungere la propria famiglia, senza privilegi e senza trattamenti differenziati rispetto agli altri italiani rimasti bloccati negli aeroporti del Golfo.
Questa scelta non rappresenta una fragilità istituzionale, ma una forma di forza democratica. In un momento in cui decine di migliaia di connazionali si trovavano nell’area, il ministro della Difesa non ha chiesto una corsia speciale per sé, rimanendo dentro le stesse regole degli altri cittadini, condividendo la stessa incertezza e gli stessi tempi di attesa, pur restando operativo e in contatto costante con le strutture dello Stato. La differenza è sostanziale: non ha trasformato una responsabilità pubblica in un vantaggio privato.
Negli ultimi anni alcune immagini hanno colpito l’opinione pubblica più di molti discorsi politici, come quella di Sergio Mattarella sul tram durante le Olimpiadi, potente proprio perché ordinaria, sobria e normale, capace di raccontare un’idea di Repubblica in cui le istituzioni non vivono separate dalla società.
Oggi emerge un’immagine simile: il ministro della Difesa in un aeroporto di Dubai accanto alla propria famiglia, tra studenti, lavoratori e cittadini bloccati dalla crisi, senza alcun privilegio visibile.
Dire che Crosetto sia stato “uno di noi” non significa trasformare la politica in slogan populista, ma affermare un principio democratico essenziale: chi governa non deve utilizzare il potere per proteggere sé stesso o i propri cari prima degli altri, ma accettare le stesse condizioni, le stesse regole e la stessa attesa.
La vera domanda quindi non è perché fosse a Dubai, ma se preferiremmo un ministro che utilizza mezzi dello Stato per esigenze personali o uno che compra un biglietto e si mette in fila come tutti.
In un’epoca in cui la politica viene spesso accusata di privilegio e distanza dai cittadini, attaccare un ministro perché ha scelto la soluzione più normale e meno privilegiata possibile produce un paradosso: si finisce per criticare esattamente ciò che normalmente si chiede alla classe dirigente, ovvero sobrietà, responsabilità e rispetto delle regole comuni.
C’è chi vede un ministro, chi vede un padre, chi vede un uomo che prova a tenere insieme entrambi i ruoli. E forse, in una democrazia matura, queste dimensioni non dovrebbero mai entrare in contraddizione.




