Quando una grande unità navale militare – come una portaerei – termina la propria vita operativa, il problema non è soltanto tecnico o logistico. È soprattutto economico e industriale.
Nel dibattito pubblico è diffusa l’idea che queste piattaforme possano essere alienate a cantieri di demolizione generando un ritorno economico grazie al valore dell’acciaio recuperato.
L’esperienza internazionale – in particolare negli Stati Uniti e in Europa – dimostra però una realtà molto diversa.
Il valore dei materiali recuperabili raramente copre i costi della demolizione.
Il caso americano: portaerei vendute per un centesimo
Gli Stati Uniti rappresentano probabilmente l’esempio più chiaro di questa dinamica.
Nel 2021 la US Navy ha venduto due portaerei convenzionali – USS Kitty Hawk e USS John F. Kennedy – per la cifra simbolica di 1 centesimo di dollaro a una società di demolizione navale.
Anche la portaerei USS Forrestal era stata venduta negli anni precedenti per lo stesso prezzo simbolico.
Il motivo è semplice: il valore dei materiali recuperabili non è sufficiente a coprire i costi industriali dello smantellamento.
Nel caso delle portaerei nucleari il problema è ancora più evidente.
La demolizione della USS Enterprise (CVN-65) – la prima portaerei nucleare della storia – è stimata in oltre 500 milioni di dollari, con tempi di smantellamento che possono superare i dieci anni.
Questo dimostra come anche per la marina più grande del mondo il fine vita delle portaerei rappresenti un costo più che un’opportunità economica.
Fonti
- U.S. Navy, Naval Sea Systems Command – Aircraft Carrier Disposal Program
- Naval News, U.S. Navy awards dismantling contract for ex-USS Enterprise
- The National Interest, How the U.S. Navy sold aircraft carriers for one cent
Il caso francese: la portaerei Clemenceau
Uno dei casi più emblematici in Europa è quello della portaerei francese Clemenceau, dismessa dalla Marine Nationale nel 1997.
La nave, di circa 33.000 tonnellate, era fortemente contaminata da materiali pericolosi, in particolare amianto.
Questo trasformò la demolizione in un caso politico e ambientale internazionale.
Le stime economiche dell’operazione sono particolarmente indicative:
- Costo stimato di demolizione: circa 45 milioni di euro
- Valore dell’acciaio recuperabile: circa 8 milioni di euro
Il valore del rottame copriva quindi meno di un quinto del costo totale di smantellamento.
La nave fu inizialmente inviata in India per essere demolita, ma dopo controversie legali e ambientali internazionali venne riportata in Europa e smantellata in un cantiere specializzato nel Regno Unito.
Il caso Clemenceau è diventato uno dei principali precedenti europei sul costo reale del fine vita delle grandi piattaforme navali.
Fonti
- The Guardian, The long and controversial scrapping of the Clemenceau
- BBC News, France recalls aircraft carrier Clemenceau over asbestos fears
- European Commission, Ship dismantling and environmental regulation cases
Il caso britannico: Ark Royal e le portaerei classe Invincible
Anche il Regno Unito offre esempi molto chiari.
Nel 2012 la Royal Navy ha venduto la portaerei HMS Ark Royal, nave ammiraglia della flotta britannica, per demolizione a un cantiere turco per circa 2,9 milioni di sterline.
A prima vista la cifra può sembrare significativa.
In realtà diventa marginale se confrontata con i costi complessivi della dismissione.
Prima della vendita lo Stato ha dovuto sostenere spese per:
- disarmo della nave
- rimozione dei sistemi militari sensibili
- bonifica dei materiali pericolosi
- preparazione alla demolizione
Anche le altre portaerei della classe Invincible hanno seguito lo stesso destino:
- HMS Invincible – demolita nel 2011
- HMS Illustrious – demolita nel 2016
- HMS Ark Royal – demolita nel 2013
In tutti questi casi il ricavo della vendita come rottame è stato molto inferiore ai costi complessivi della dismissione.
Fonti
- UK Ministry of Defence, Disposal of Royal Navy Aircraft Carriers
- UK Parliament Written Questions, Costs of decommissioning HMS Ark Royal
- BBC News, HMS Ark Royal sold for scrap
Il problema strutturale: demolire una nave militare è costoso
La demolizione di una grande nave militare comporta una serie di operazioni tecniche complesse:
- rimozione di sistemi classificati e sensibili
- bonifica ambientale (amianto, combustibili, vernici industriali, PCB)
- smontaggio della struttura navale
- smaltimento dei materiali pericolosi
- traino e trasferimento verso i cantieri di demolizione
Molte di queste operazioni devono essere completate prima della vendita della nave, generando costi diretti per lo Stato.
Il valore dell’acciaio: molto inferiore a quanto si pensa
Una portaerei può contenere decine di migliaia di tonnellate di acciaio.
Tuttavia questo non significa automaticamente che il materiale rappresenti un guadagno reale.
Tre fattori riducono drasticamente il valore economico del rottame:
- le leghe navali richiedono trattamenti costosi prima del riciclo
- il prezzo del rottame è altamente volatile sui mercati globali
- il taglio e la separazione dei materiali richiedono processi industriali complessi e costosi
Il risultato è che il valore dei metalli recuperati viene normalmente utilizzato per ridurre i costi della demolizione, non per generare profitto.
Conclusione
L’esperienza di Stati Uniti, Francia e Regno Unito mostra chiaramente che l’alienazione delle grandi unità navali non è un’operazione commerciale nel senso tradizionale.
È piuttosto una gestione industriale del costo di fine vita di una piattaforma militare.
Quando uno Stato decide di cedere gratuitamente una nave o di venderla a un prezzo simbolico, non sta rinunciando a un guadagno.
Molto spesso sta semplicemente evitando di sostenere costi molto più elevati di demolizione e bonifica.
Il vero valore economico di una portaerei dismessa non è l’acciaio che contiene, ma il costo che qualcuno è disposto ad assumersi per smantellarla.




