La partita dei comandi e il ruolo chiave dell’Italia
Dalla nascita dell’Alleanza alle recenti adesioni, fino al riequilibrio dei Joint Force Command che rafforzano la centralità italiana nel fianco sud.
Il 4 aprile 1949, a Washington, dodici Paesi firmarono il Trattato del Nord Atlantico, dando vita alla NATO (North Atlantic Treaty Organization). Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti scelsero di vincolarsi in un’alleanza fondata sulla difesa collettiva, sancita dall’articolo 5, per garantire sicurezza e stabilità all’area euro-atlantica nel pieno della Guerra Fredda.
Con la fine del confronto bipolare e la dissoluzione dell’Unione Sovietica, l’Alleanza ha progressivamente ridefinito missioni e perimetro, ampliandosi verso est. Le adesioni di Finlandia (2023) e Svezia (2024), che portano a 32 i membri, confermano come, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il fianco orientale sia tornato al centro della scena strategica.
Lo scenario, tuttavia, è mutato anche nella natura delle minacce. Non solo conflitti convenzionali, bensì guerra ibrida, cyber, disinformazione, pressione energetica e uso politico dei flussi migratori. Dinamiche che investono l’est europeo, ma anche il fianco sud, dove la competizione tra grandi potenze si gioca su influenza economica, infrastrutture e stabilità regionale.
In questo quadro si inserisce il riequilibrio dei comandi NATO, segnale di una maggiore assunzione di responsabilità da parte degli alleati europei, pur sotto la regia strategica statunitense. Washington mantiene il ruolo di Supreme Allied Commander Europe (SACEUR) e il quartier generale di Mons, in Belgio.
I Joint Force Command vedono oggi Norfolk affidato al Regno Unito, Napoli all’Italia e Brunssum, snodo chiave del quadrante est, con un rafforzamento della componente polacca accanto a quella tedesca.
La catena operativa si completa con i comandi “tattici”: il Maritime Command (MARCOM) a Northwood, l’Air Command (AIRCOM) a Ramstein e il Land Command (LANDCOM) a Izmir. I comandanti sono statunitensi e, nell’ambito dell’attuale riorganizzazione, anche il MARCOM è passato sotto guida americana, consolidando ulteriormente la presenza Usa nelle strutture operative dell’Alleanza.
In questo assetto, il Joint Force Command Naples assume un peso strategico rilevante. Proiettato sul Mediterraneo e sul fianco sud, coordina pianificazione ed esercitazioni in un’area esposta a instabilità, minacce ibride e competizione geopolitica crescente.
La leadership italiana a Napoli rappresenta al tempo stesso un riconoscimento politico e una responsabilità operativa: un ruolo centrale nella definizione delle priorità strategiche del fronte meridionale della NATO, in una fase di profonda trasformazione dell’ordine di sicurezza internazionale.




