L’eclissi della ragione e il dovere di non smarrire l’umanità
“Buio della ragione”.
Un concetto capace di travalicare il tempo storico e di interrogare ancora il presente.
Con queste parole, pronunciate nel Giorno della Memoria, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella richiama la coscienza collettiva davanti all’orrore della Shoah: una ferita che non appartiene solo al passato, ma che continua a misurare la nostra capacità di scegliere da che parte stare.
La Shoah, la “tempesta devastante” che segnò lo sterminio del popolo ebraico durante il Secondo conflitto mondiale, rappresenta l’abisso morale in cui l’umanità precipitò nel momento in cui rinunciò alla ragione, alla pietà e al riconoscimento della dignità dell’altro.
Il Giorno della Memoria ricorda lo scempio delle leggi razziali, la persecuzione degli ebrei italiani, la deportazione, la fame e la morte. Ma custodisce anche la memoria di chi, in contesti diversi, seppe opporsi al progetto di annientamento, salvando vite umane a rischio della propria.
La ricerca di una pace giusta, la solidarietà verso le popolazioni civili e la denuncia delle violazioni del diritto umanitario restano valori imprescindibili.
Ma guai ad abbassare la guardia contro ogni forma di antisemitismo e di razzismo mascherato da giustizia: nessuna causa può legittimare la violenza.
Il pericolo, oggi, è quello di riprodurre gli stessi meccanismi di esclusione e disumanizzazione che portarono a individuare un nemico e a giustificarne l’annientamento. Una violenza che non è mai stata, e mai potrà essere, strumento di giustizia.
L’Olocausto colpì tutti coloro che vennero considerati “inferiori” per fede, etnia, orientamento o idee, tracciando una linea netta tra l’umanità e la sua negazione.
Le scarpette ammassate, i capelli strappati, i corpi devastati dalla fame e dalla prigionia non sono immagini lontane: sono la prova di ciò che accade quando l’odio diventa sistema. Sono le voci dei sopravvissuti, le infanzie cancellate e le vite segnate per sempre a ricordarci quanto fragile sia il confine tra civiltà e barbarie.
Se l’orrore sfugge a ogni spiegazione razionale, parla con chiarezza attraverso le scelte compiute allora.
E da quelle scelte dobbiamo imparare: non imitare chi rese la crudeltà una regola, ma chi, anche nel buio più fitto, seppe offrire una speranza, salvare vite e difendere l’umanità.
È questa l’unica direzione da non smarrire, se non vogliamo precipitare ancora una volta nell’abisso.




