“Gli aiuti allungano la guerra”. È il tormentone che torna ogni volta che si parla di Ucraina. Ma è davvero così? O stiamo semplicemente confondendo la sopravvivenza di uno Stato con la durata di un conflitto?
C’è una tesi che, a forza di essere ripetuta, rischia di diventare un dogma: se l’Occidente smettesse di armare Kiev, la guerra finirebbe prima. Vero. O almeno, potrebbe finire prima. Ma a quale prezzo?
Facciamo un passo indietro. Un paziente arriva in ospedale in condizioni critiche. I medici gli fanno una trasfusione, gli somministrano farmaci, lo tengono in terapia intensiva. Qualcuno direbbe che quelle cure stanno “prolungando la malattia”? Sarebbe un paradosso. Le cure non allungano la malattia: impediscono che il paziente muoia.
È esattamente questo il nodo della questione ucraina.
Gli aiuti militari non sono la guerra. Sono ciò che, finora, ha impedito che l’aggressione raggiungesse il suo obiettivo politico: cancellare la capacità dell’Ucraina di difendersi e imporre una resa.
Naturalmente, uno Stato che continua a ricevere sostegno può continuare a combattere. Ma il punto è un altro. La domanda non dovrebbe essere se gli aiuti allungano il conflitto. Dovrebbe essere: cosa succede se vengono interrotti?
La risposta è meno rassicurante dello slogan. Senza sostegno, la guerra potrebbe anche finire prima. Ma finirebbe perché una delle due parti non sarebbe più in grado di esistere come soggetto politico e militare. È una differenza enorme. Perché una pace costruita sul collasso dell’aggredito non è necessariamente una pace stabile. È, più semplicemente, la vittoria dell’aggressore.
È qui che la metafora della medicina diventa strategia. La terapia non garantisce la guarigione. Garantisce che il paziente arrivi vivo al momento in cui potrà guarire. Allo stesso modo, il sostegno a Kiev non garantisce la pace. Garantisce che, quando arriverà il momento di negoziare, ci sia ancora uno Stato ucraino in grado di sedersi a quel tavolo.
Ed è forse questa la domanda che il dibattito continua a eludere: vogliamo che la guerra finisca, oppure che finisca semplicemente l’Ucraina? Perché sono due scenari molto diversi. E confonderli rischia di trasformare uno slogan in una pericolosa illusione.




