La nuova legge energetica ridisegna l’equilibrio europeo
La Francia compie una svolta strategica.
Con un nuovo decreto energetico, Parigi riduce i target su eolico e solare e rilancia in modo deciso il nucleare, cancellando l’obbligo di chiudere 14 reattori e confermando un piano di espansione con almeno sei nuove centrali.
Non è solo una scelta industriale.
È una scelta geopolitica.
Il ritorno del nucleare come “spina dorsale”
Il ministro delle Finanze Roland Lescure è stato chiaro:
“Il nucleare è la spina dorsale del nostro sistema elettrico.”
Il nuovo piano energetico decennale (PPE) prevede che EDF produca 420 terawattora entro il 2035, un aumento del 5% rispetto ai livelli attuali.
Viene inoltre revocato l’impegno – assunto nel 2017 da Emmanuel Macron – di chiudere 14 reattori.
Il primo nuovo impianto dovrebbe entrare in funzione nel 2038.
Per EDF, che gestisce 57 reattori, è una boccata d’ossigeno.
Rinnovabili ridimensionate
Il ridimensionamento dei target è significativo:
- Eolico offshore: 15 GW entro il 2035 (contro i 18 GW previsti)
- Eolico onshore: 35–40 GW (contro 45 GW)
- Solare: 55–80 GW (contro 75–100 GW nelle bozze precedenti)
Il messaggio politico è chiaro:
la Francia vuole ridurre la pressione sui prezzi causata dall’abbondanza di solare ed eolico europei, che negli ultimi anni hanno compresso i margini del nucleare.
Greenpeace Francia ha criticato la legge definendola “in ritardo di almeno un decennio nella visione della transizione”.
Perché Parigi cambia strategia
Tre fattori spiegano la svolta:
- Pressione sui prezzi
L’espansione di solare ed eolico in Europa ha abbassato i prezzi dell’elettricità, costringendo i reattori francesi a ridurre output. - Crescita della domanda più lenta del previsto
Il consumo elettrico non sta aumentando al ritmo stimato. - Sostenibilità finanziaria di EDF
Con un debito elevato e investimenti massicci in arrivo, EDF necessita di stabilità regolatoria.
La nuova legge fornisce certezza strategica.
Il nuovo obiettivo: elettrificazione decarbonizzata
La Francia punta a:
- 60% dell’energia finale da elettricità decarbonizzata entro il 2030
- fino al 70% entro il 2035
Si tratta di una riconfigurazione strutturale del mix energetico, con il nucleare al centro.
Implicazioni europee
La scelta francese non è isolata.
Mentre Germania e altri Paesi hanno puntato con decisione sulle rinnovabili, Parigi riafferma una visione duale: rinnovabili sì, ma con il nucleare come pilastro.
Questo riapre tre questioni strategiche a livello europeo:
- equilibrio del mercato elettrico interno
- definizione delle tassonomie verdi
- competizione industriale nel settore nucleare
La Francia consolida la propria posizione come principale potenza nucleare dell’UE.
Perché conta per l’Italia
L’Italia importa energia elettrica dalla Francia, in larga parte prodotta da centrali nucleari.
Se Parigi rafforza il nucleare:
- aumenta la stabilità dell’offerta verso il mercato italiano
- rafforza la dipendenza italiana da elettricità estera
- ridefinisce il dibattito interno sul possibile ritorno al nucleare
La scelta francese influenza direttamente la sicurezza energetica italiana.
La dimensione geopolitica
Il messaggio di fondo è più ampio.
In un contesto di:
- competizione industriale globale
- guerra energetica post-2022
- tensioni sulle supply chain
la Francia sceglie di ridurre l’incertezza e riaffermare il controllo statale su un asset strategico.
Il nucleare non è solo politica energetica. È politica di potenza.
SO WHAT
La Francia sta ridefinendo il proprio modello energetico.
Meno dipendenza dalla volatilità del mercato rinnovabile.
Più controllo su produzione stabile e programmabile.
Se il modello francese funziona, potrebbe:
- rafforzare il ruolo del nucleare in Europa
- riaprire il dibattito in Italia
- accelerare la competizione tecnologica sugli SMR (Small Modular Reactor)
La transizione energetica europea non sarà lineare. Sarà un equilibrio dinamico tra sicurezza, industria e clima. E Parigi ha appena spostato l’ago della bilancia.




