Piazze italiane e immagini provocatorie: la libertà di espressione tra simboli e violenza visiva
Manifesti, volti imbrattati e accuse estreme segnano un nuovo modo di protestare, dove la disinformazione e i conflitti non convenzionali si intrecciano con la libertà di esprimere il proprio pensiero.
La nuova forma della protesta
Nel cuore delle piazze italiane, la libertà di manifestare opinioni assume nuove forme: non più solo cori o megafoni, ma immagini che fanno rumore e a volte gridano.
La spettacolarizzazione della protesta si trasforma e la violenza simbolica prende il posto della forza fisica: bruciare una bandiera, imbrattare una foto o ricoprire un volto politico di sangue.
Non occorre distruggere vetrine o incendiare auto per essere violenti; spesso anche il linguaggio non verbale, attraverso le immagini, comunica un concetto in maniera esaustiva.
Leader nel mirino della disinformazione: tra simboli e immagini
Negli ultimi tempi abbiamo visto leader raffigurati come redivivi di un passato oscuro, volti ricoperti di mani insanguinate, accuse di genocidio.
Tutto questo mentre chi viene accusato si trova a discutere del supporto a Paesi oppressi e ci si interroga su conflitti combattuti su campi non convenzionali, dove la disinformazione è la prima arma in gioco.
Nuovi manifesti, nuove rappresentazioni
Ecco dunque comparire nuovi manifesti con nuove rappresentazioni.
Dalla premier Giorgia Meloni al Ministro Matteo Salvini, accusati insieme a Trump e Netanyahu di rappresentare il quarto Reich, si passa a immagini raffiguranti Carlo Calenda, leader di Azione, e il Ministro della Difesa Guido Crosetto, con i volti ricoperti da mani sporche di sangue e accusati di essere complici di genocidio.
Tutto questo avviene mentre si cerca una via d’uscita ai conflitti che segnano il nostro presente, conflitti sempre più combattuti su campi di battaglia non convenzionali e capaci di mobilitare le masse attraverso forme di disinformazione non sempre visibili e quasi mai preannunciate, se non da chi prova a denunciarne l’efficacia come spesso denunciato dal titolare della Difesa.




