– MENTRE LE OPPOSIZIONI GRIDANO AL RIARMO E ALLO SMANTELLAMENTO DEL WELFARE, IL GOVERNO METTE I PALETTI: NIENTE TAGLI A SANITÀ E PENSIONI MA INVESTIMENTI PER DIFENDERSI DA DRONI, CYBERATTACCHI E GUERRA IBRIDA –
Sul SAFE si è aperto l’ennesimo derby politico: per qualcuno è il cavallo di Troia del riarmo europeo, per altri è uno strumento che permette all’Europa di fare finalmente quello che Washington chiede da anni, cioè assumersi una quota maggiore della propria sicurezza.
Al netto degli slogan, il SAFE è un prestito europeo a lunghissima scadenza e a condizioni favorevoli, ma con regole precise: piano nazionale degli investimenti, acquisti congiunti tra Paesi membri e una forte componente industriale europea. Non proprio un “liberi tutti”, insomma.
L’altro messaggio è rivolto a chi parla di ospedali sacrificati per comprare missili: nessun euro verrà sottratto al welfare. L’eventuale ricorso al SAFE servirà a finanziare programmi della Difesa già previsti e ad accelerare investimenti diventati inevitabili in un mondo dove le minacce non arrivano più soltanto con carri armati e caccia, ma anche con droni, cyberattacchi, sabotaggi e campagne di disinformazione.
C’è poi un dettaglio spesso ignorato nel dibattito italiano: il SAFE nasce anche per rafforzare l’industria europea della difesa. I vincoli previsti privilegiano infatti componentistica e produzioni europee, favorendo la cooperazione tra gli Stati membri e riducendo la dipendenza dall’esterno.
Insomma, mentre la politica continua a litigare perfino sul nome – prima “ReArm Europe”, poi “Readiness”, perché anche le parole fanno la loro guerra – il nodo resta sempre lo stesso: in un mondo sempre più instabile, l’Europa può permettersi di rinviare ancora il rafforzamento della propria sicurezza?




