– NEL PRIMO SEMESTRE DEL 2026 GLI EVENTI CYBER IN ITALIA SONO AUMENTATI DEL 47%. LA SANITÀ È IL BERSAGLIO PREFERITO DEI CRIMINALI DIGITALI: TRA RANSOMWARE, CARTELLE CLINICHE SOTTO ATTACCO E APPARECCHIATURE CONNESSE, LA VERA EMERGENZA NON È PIÙ SOLO MEDICA, MA INFORMATICA –
Dimenticate il medico con il camice bianco. Oggi, per salvare un ospedale, serve anche un esperto di cybersecurity. Perché il nuovo nemico non entra dal pronto soccorso, ma dalla rete.
I numeri raccontano una realtà tutt’altro che rassicurante. Nei primi sei mesi del 2026 l’Italia ha gestito oltre 2.170 eventi cyber, con un balzo del 47% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E gli ospedali restano il bersaglio ideale: custodiscono dati sanitari di enorme valore e, soprattutto, non possono permettersi di fermarsi.
Quando un ransomware colpisce una struttura sanitaria non spariscono soltanto file e cartelle cliniche. Possono saltare interventi chirurgici, rallentare diagnosi, interrompersi servizi essenziali e, nei casi peggiori, aumentare i rischi per i pazienti. Non a caso il rapporto Clusit continua a indicare la sanità come il comparto con la più alta incidenza di attacchi classificati come critici o estremi.
Le norme ci sono. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, la direttiva NIS2 e i nuovi obblighi europei stanno alzando l’asticella della sicurezza. Ma rispettare la burocrazia non basta a fermare un hacker. Dal prossimo ottobre scatteranno controlli più severi e sanzioni pesanti, ma la vera partita si gioca sulla capacità di prevenire, individuare e contenere gli attacchi in tempo reale.
Da qui l’invito a guardare anche alle migliori esperienze internazionali. Negli Stati Uniti, dove gli attacchi contro ospedali e infrastrutture critiche sono una realtà da molti anni, modelli come il NIST Cybersecurity Framework hanno contribuito a costruire sistemi di difesa più maturi e dinamici. Non si tratta di copiare un modello straniero, ma di integrare pratiche già collaudate con il quadro normativo europeo.
Le priorità sono ormai chiare: separare le reti che controllano i dispositivi medicali da quelle amministrative, utilizzare backup offline e immutabili, rafforzare l’autenticazione multifattore, adottare piattaforme avanzate di rilevamento delle minacce e formare continuamente il personale. Perché, ancora oggi, il phishing resta la porta d’ingresso preferita dai cybercriminali.
E non sono coinvolti soltanto i grandi ospedali. Anche le farmacie, sempre più digitalizzate, custodiscono dati sanitari sensibili e rappresentano un obiettivo appetibile. Con investimenti relativamente contenuti possono però aumentare sensibilmente il proprio livello di protezione attraverso autenticazione a due fattori, backup regolari, reti separate e servizi di sicurezza gestiti.
Il messaggio è semplice quanto inquietante: la cybersecurity non è più una questione per informatici, ma una componente essenziale della sanità. Perché oggi, prima ancora di proteggere un server, bisogna proteggere chi è ricoverato dall’altra parte dello schermo.
(Fonte: opinione.it)




