Quando il potere diventava spettacolo, proponiamo un parallelo provocatorio tra alcuni degli imperatori più controversi dell’antica Roma e lo stile politico di Donald Trump.
La storia dell’Impero romano offre numerosi esempi di governanti che seppero garantire stabilità, prosperità e buon governo, ma anche di imperatori che trasformarono il potere in un esercizio di narcisismo, culto della personalità e ricerca del consenso. È proprio su queste figure che si basa un provocatorio parallelo con lo stile politico di Donald Trump, accomunato ad alcuni dei sovrani più discussi dell’antichità per la tendenza a privilegiare l’immagine personale, la comunicazione diretta e spettacolare e il rapporto conflittuale con le istituzioni.
Tra i casi più emblematici figura Caligola, ricordato come il simbolo della tirannide e dell’accentramento del potere. Pur al netto delle probabili esagerazioni tramandate dalle fonti antiche, il suo regno è associato al progressivo svuotamento delle istituzioni tradizionali e alla volontà di porre la figura dell’imperatore al di sopra di ogni altro potere. Nerone, invece, è passato alla storia per l’attenzione quasi ossessiva alla propria immagine pubblica: dopo il grande incendio di Roma del 64 d.C., la costruzione della monumentale Domus Aurea e la ricerca di un capro espiatorio nella comunità cristiana alimentarono una profonda crisi di consenso. Commodo trasformò il governo in una continua rappresentazione di sé, esibendosi come gladiatore e identificandosi con Ercole, mentre Caracalla consolidò il proprio potere facendo leva soprattutto sulla fedeltà dell’esercito, finanziata anche attraverso l’estensione della cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi dell’Impero, una riforma che ampliò significativamente la base fiscale necessaria a sostenere le spese militari.
Il confronto, naturalmente, non intende equiparare contesti storici profondamente diversi, ma evidenziare come alcune dinamiche del potere tendano a ripresentarsi nel tempo. Quando la costruzione del consenso personale prevale sul funzionamento delle istituzioni, la politica rischia di trasformarsi in uno spettacolo permanente, nel quale l’immagine del leader finisce per contare più della qualità del governo.




