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Home Politica & Economia

MIOPI A SINISTRA

MIOPI A SINISTRA
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Esaltano Mamdani, che intanto diserta il Columbus Day. Paladino dei diritti, ma non di tutti. Per loro, il rispetto degli italoamericani è un dettaglio. È la cecità di un Occidente woke che, mentre pretende di dare lezioni al mondo, cancella se stesso.

La scelta di Mamdani, sindaco di New York, di non partecipare alla sfilata del Columbus Day ha suscitato proteste nella comunità italoamericana. Il primo cittadino ha celebrato il patrimonio italiano con un video, ma per i suoi critici quel riconoscimento non compensa l’assenza. Ed è qui che emerge una questione che va oltre una giornata di festa. Chi rappresenta un’intera città deve saper distinguere le proprie convinzioni politiche dal rispetto dovuto alle comunità che la compongono.

Il _Columbus Day_ non si esaurisce nel giudizio su un navigatore del Quattrocento. Per molti italoamericani rappresenta il riconoscimento di una storia di emigrazione, lavoro, discriminazioni superate e appartenenza conquistata. Ridurlo a un simbolo da respingere significa ignorare il contributo di generazioni che hanno partecipato alla costruzione della società americana.

È questo il cortocircuito della _cancel culture_ e delle sue espressioni più dogmatiche. La storia viene trasformata in un tribunale permanente, nel quale il passato è giudicato esclusivamente attraverso le categorie del presente. Studiare, contestualizzare e comprendere diventano attività secondarie. Prima viene la condanna, poi la rimozione.

Colombo non è sottratto alla critica storica. Il suo ruolo e le conseguenze della colonizzazione devono essere studiati con rigore, anche nelle loro pagine più dolorose. Ma attribuire a un uomo del 1492 tutte le responsabilità dei secoli successivi, fino a delegittimare una ricorrenza che per una comunità significa riconoscimento, è una semplificazione ideologica. La complessità non si affronta abbattendo simboli.

In un mondo attraversato da guerre, terrorismo e minacce alle libertà, questa ossessione per la cancellazione rivela anche una drammatica perdita di priorità. Servono lucidità, pragmatismo e la capacità di riconoscere le responsabilità concrete. Serve riconoscere, in particolare, la distinzione fra aggressori e aggrediti di oggi, condannando senza se e senza ma, le uccisioni prive di logica di innocenti, senza attenuanti ideologiche né ambiguità sulle vittime.

L’Occidente deve ritrovare la consapevolezza di ciò che tiene insieme le sue democrazie. Libertà, pluralismo, Stato di diritto e dignità della persona richiedono istituzioni solide e cittadini che sentano di appartenere a una comunità. Un patriottismo sano alimenta questa responsabilità. Consente di riconoscere gli errori della propria storia senza ridurre tutta la propria identità a una colpa.

Lo stesso vale per l’Europa. Rispettare le patrie e le rispettive memorie rafforza l’appartenenza a una comunità comune. L’unità europea ha bisogno di popoli consapevoli della propria storia, capaci di riconoscersi reciprocamente e di difendere insieme le libertà conquistate.

Per questo è politicamente miope che una parte della sinistra, anche italiana, cerchi nuovi paladini dei diritti senza interrogarsi sul rispetto che essi riservano alla nostra comunità e ai suoi simboli. La vicinanza ideologica non può sospendere il giudizio. E gli italoamericani meritano di essere ascoltati anche quando la loro protesta mette in difficoltà un modello politico celebrato altrove.

Un sindaco ha il diritto di esprimere le proprie idee. Ha anche il dovere di rappresentare cittadini che non le condividono. Il ruolo istituzionale richiede questa misura, soprattutto quando sono in gioco memoria e appartenenza.

La democrazia ha bisogno di una coscienza critica della propria storia e della forza di riconoscersi nei propri valori. Cancellare progressivamente i riferimenti comuni lascia una società più fragile, più divisa e meno capace di difendere ciò che la rende libera.

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