L’Arabia Saudita sta accelerando una profonda ristrutturazione della propria architettura di sicurezza regionale. Secondo quanto riportato da Bloomberg, Riyadh sarebbe in fase avanzata di definizione di un patto militare trilaterale con Egitto e Somalia, con un focus diretto sulla sicurezza del Mar Rosso e sulla cooperazione difensiva.
Parallelamente, il Regno sta lavorando a un secondo accordo trilaterale di difesa con Pakistan e Turchia, come confermato dal ministro pakistano per la produzione della Difesa, Raza Hayat Harraj. Due iniziative distinte ma complementari, che indicano un chiaro mutamento della postura strategica saudita.
Mar Rosso e Bab al-Mandeb: da corridoio commerciale a spazio militare
Il primo asse — Arabia Saudita, Egitto e Somalia — si concentra su uno dei punti più sensibili del sistema globale: il Mar Rosso e lo Stretto di Bab al-Mandeb, passaggio obbligato tra Oceano Indiano e Mediterraneo.
Secondo diversi analisti geopolitici, questo accordo rischia di trasformare uno dei principali corridoi del commercio mondiale in un teatro permanente di confronto armato. L’area è già attraversata da instabilità strutturali: Yemen, Corno d’Africa, Sudan, traffici illeciti e presenza crescente di attori armati non statali.
Il coinvolgimento della Somalia — Paese chiave sul lato africano dello stretto — amplia la dimensione marittima del patto e rafforza il controllo saudita lungo le rotte energetiche e commerciali vitali per Europa e Asia.
La narrativa del “nuovo asse saudita”
Alcuni account sauditi su X parlano apertamente della nascita di un “nuovo asse saudita”, letto da ambienti regionali come potenzialmente ostile a Israele. Una narrativa che si intreccia con gli sviluppi in Yemen e Sudan e con le crescenti tensioni lungo le linee logistiche occidentali.
Secondo queste interpretazioni, l’obiettivo non sarebbe soltanto la sicurezza marittima, ma anche la capacità di influenzare — o interrompere — le supply chain statunitensi e israeliane in uno dei nodi più delicati del commercio globale.
Pur restando sul piano informale, questo dibattito segnala un cambiamento percettivo profondo: il Mar Rosso non viene più visto come spazio neutrale, ma come leva geopolitica.
Il secondo triangolo: Riyadh–Ankara–Islamabad
Il secondo fronte strategico riguarda invece Turchia e Pakistan, due potenze militari regionali con forte proiezione strategica e autonomia decisionale.
Il nuovo patto trilaterale arriva pochi mesi dopo la firma dell’accordo bilaterale SMDA (Security and Military Defense Agreement) tra Arabia Saudita e Pakistan, basato sul principio di sicurezza collettiva.
Alcuni funzionari pakistani hanno lasciato intendere che tale intesa potrebbe includere un’estensione informale dell’ombrello nucleare pakistano a favore di Riyadh — un elemento che, se confermato, avrebbe implicazioni enormi per l’equilibrio strategico mediorientale.
L’ingresso della Turchia rafforza ulteriormente l’asse, consolidando un triangolo militare che unisce:
- capacità convenzionali avanzate (Turchia),
- deterrenza strategica (Pakistan),
- potenza economica ed energetica (Arabia Saudita).
Un ostacolo alla normalizzazione con Israele
Il rafforzamento dei legami tra Riyadh e Ankara rischia inoltre di complicare il percorso di normalizzazione tra Arabia Saudita e Israele, già fragile dopo la guerra a Gaza.
La Turchia di Erdoğan mantiene una posizione apertamente critica verso Tel Aviv, e un suo ruolo strutturale nella sicurezza saudita riduce gli spazi politici per un accordo storico sponsorizzato dagli Stati Uniti.
Il risultato è un Medio Oriente sempre meno allineato su assi rigidi e sempre più frammentato in blocchi funzionali variabili.
Meno dipendenza da Washington
Secondo Forbes, questa rete di nuove alleanze riflette una scelta strategica chiara: ridurre la dipendenza saudita dagli Stati Uniti e costruire un modello di autosicurezza regionale.
Non si tratta di una rottura con Washington, ma di un riequilibrio. Riyadh sembra voler evitare il vincolo di un’unica garanzia esterna, preferendo una sicurezza multilaterale selettiva, costruita su interessi convergenti e capacità complementari.
Analisi finale
La strategia saudita segna un passaggio chiave nel sistema di sicurezza mediorientale.
Due triangoli militari distinti — uno marittimo nel Mar Rosso, l’altro strategico tra Medio Oriente e Asia — stanno ridisegnando la mappa del potere regionale.
Il rischio è evidente: la militarizzazione definitiva dei chokepoint globali, a partire da Bab al-Mandab.
La realtà emergente è altrettanto chiara: il Medio Oriente non attende più garanzie esterne, ma costruisce propri equilibri, propri assi, proprie deterrenze.
Ed è proprio questa autonomia crescente a rendere la regione più imprevedibile — e strategicamente centrale — che mai.




