L’escalation più grave dagli anni Duemila riapre una frattura storica nel Sud-est asiatico. Migliaia di civili evacuati, raid aerei, accuse incrociate e un cessate il fuoco ormai in frantumi.
Un conflitto riacceso lungo 817 km di frontiera contestata
Gli scontri tra Tailandia e Cambogia sono riesplosi lungo più punti del confine, superando ormai il livello di allerta che aveva portato, solo pochi mesi fa, all’intervento personale del presidente USA Donald Trump per negoziare un cessate il fuoco.
Quel fragile accordo, raggiunto a luglio dopo cinque giorni di scambi di razzi e artiglieria pesante, è ora messo a dura prova.
Bangkok accusa Phnom Penh di aver sconfinato nella provincia thailandese di Trat; la Cambogia denuncia raid aerei “brutali e disumani”. Le due narrative non combaciano, ma una cosa è certa: i combattimenti si stanno espandendo, con vittime civili e militari.
Le posizioni:
Tailandia
- Conferma incursioni di truppe cambogiane sul proprio territorio.
- Utilizza caccia ed elicotteri d’attacco per “ridurre la capacità militare della Cambogia”.
- Sostiene che Phnom Penh stia fortificando le posizioni: trincee, cecchini, razzi BM-21.
- Il premier Anutin Charnvirakul:
«Non ci saranno colloqui. La Cambogia deve fare ciò che abbiamo stabilito».
Cambogia
- Nega di aver violato il confine e accusa la Tailandia di aver colpito villaggi civili.
- Hun Sen, ex premier e figura dominante della politica cambogiana:
«Ci siamo trattenuti per più di 24 ore. Ora dobbiamo rispondere». - Hun Manet (primo ministro):
«La Thailandia non può usare la forza contro popolazioni civili con il pretesto della sovranità». - Chiede una condanna internazionale per le azioni thailandesi.
Intervento internazionale: Trump, Anwar e ONU chiedono la tregua
Il presidente USA Donald Trump, che aveva negoziato la tregua di luglio, è tornato a chiedere con fermezza il rispetto degli accordi:
«Il Presidente si aspetta che entrambi i governi onorino pienamente gli impegni presi per porre fine a questo conflitto».
Anche il primo ministro malese Anwar Ibrahim, attuale presidente di ASEAN, ha espresso preoccupazione:
«I combattimenti rischiano di distruggere il lavoro fatto finora per stabilizzare la regione».
Il segretario generale dell’ONU António Guterres ha invitato entrambe le parti alla massima moderazione:
«L’ONU è pronta a sostenere ogni iniziativa di pace».
Evacuazioni di massa: centinaia di migliaia in fuga
Gli effetti sul terreno sono drammatici:
- 438.000 evacuati in Tailandia in cinque province di frontiera.
- Centinaia di migliaia di cambogiani trasferiti in zone sicure.
- Una dozzina tra morti e feriti civili, oltre a soldati feriti su entrambi i lati.
Le televisioni locali mostrano colonne di veicoli agricoli, motociclette, camion carichi di intere famiglie in fuga.
I video verificati mostrano colonne di fumo dopo gli attacchi aerei thailandesi.
Armi e tattiche: droni, artiglieria e raid aerei
L’intensità degli scontri è superiore alla crisi del 2011:
- La Tailandia ha impiegato caccia e droni da ricognizione.
- Phnom Penh denuncia l’uso di missili e artiglieria pesante.
- Bangkok accusa la Cambogia di utilizzare droni per sganciare ordigni sulle basi thailandesi.
Il generale Chaipruak Doungprapat ha dichiarato:
«Il nostro obiettivo è indebolire a lungo la capacità militare cambogiana».
Il nodo delle mine: la miccia della crisi
A novembre la Tailandia aveva sospeso le misure di de-escalation dopo che un proprio soldato era rimasto mutilato da una mina antiuomo che, secondo Bangkok, sarebbe stata di recente collocata da unità cambogiane.
- Dal luglio scorso almeno sette soldati tailandesi sono stati feriti da mine “probabilmente di nuova posa”.
- Phnom Penh nega.
Il contenzioso sulle mine è diventato il detonatore della crisi attuale.
Una disputa storica che attraversa i secoli
Il confine Tailandia–Cambogia – 817 km di tracciato irrisolto – è oggetto di contese territoriali da oltre un secolo.
Le tensioni spesso ruotano attorno a:
- aree non demarcate;
- antichi templi come Preah Vihear;
- comunità interconnesse che vivono sui due lati della frontiera.
Nel 2011 una settimana di fuoco di artiglieria pesante provocò decine di morti.
Nel 2025, la situazione appare ancora più volatile.
Perché questa crisi è diversa
L’escalation attuale si inserisce in un contesto più complesso:
- La regione ASEAN è divisa e incapace di esercitare pressioni efficaci.
- Washington è coinvolta direttamente tramite Trump, che vuole evitare un’altra crisi internazionale nel suo primo anno di mandato.
- La Cambogia è oggi molto più integrata nella rete strategica cinese (dalla base di Ream ai progetti infrastrutturali).
- La Tailandia mantiene una superiorità militare schiacciante, e non sembra disposta a negoziare.
Prospettive: rischio di guerra prolungata
Gli analisti regionali vedono tre scenari:
- Ritorno alla tregua grazie alla pressione USA–ASEAN–ONU
— possibile ma sempre più difficile. - Fase di scontro limitato e intermittente
— il più probabile nel breve periodo. - Conflitto esteso con coinvolgimento di attori esterni
— scenario peggiore, soprattutto se la crisi tocca infrastrutture strategiche o zone sensibili.
Conclusione
Il Sud-est asiatico sta affrontando la sua crisi di sicurezza più grave da oltre un decennio.
Il crollo del cessate il fuoco tra Tailandia e Cambogia apre una fase di incertezza che rischia di destabilizzare l’intera regione.
L’urgenza oggi è una sola: disinnescare l’escalation, prima che un nuovo fronte di conflitto si aggiunga a quelli già attivi nel mondo.
Fonte: channelnewsasia
Foto: AFP




