L’ultimo incontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky a Mar-a-Lago segna progressi sul piano di pace, ma i nodi sul Donbass e Zaporizhzhia restano aperti. Secondo fonti occidentali, il destino del negoziato resta nelle mani di Vladimir Putin.
Ucraina, dialogo Washington–Kiev in progressione
I rapporti tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky continuano a muoversi su un terreno instabile, segnato da fasi alterne di tensione e riavvicinamento. L’ultimo incontro a Mar-a-Lago, in Florida, sembra però aver riportato il dialogo su un piano di maggiore equilibrio politico.
Secondo il presidente americano, l’intesa per porre fine al conflitto sarebbe ormai “al 95%”, nonostante restino aperti alcuni dei dossier più sensibili sul piano territoriale e della sicurezza.
La visita cruciale di Zelensky a Mar-a-Lago
Per Zelensky, quella in Florida è stata una tappa decisiva: la prima visita a Mar-a-Lago, a fronte di sette incontri complessivi con Trump nel corso dell’anno. Il presidente ucraino si è mostrato sereno e formale, presentandosi in giacca accanto al leader americano, in netto contrasto con il clima teso seguito allo scontro di febbraio nello Studio Ovale.
Questa volta i toni sono apparsi diversi, con Trump che ha elogiato pubblicamente Zelensky, definendolo “coraggioso”.
Sul piano politico, Kiev ha compiuto aperture significative:
- l’ipotesi di un referendum sul piano di pace
- la possibilità di indire le prime elezioni presidenziali dal 2019, a condizione che vengano garantite adeguate condizioni di sicurezza
Concessioni che rappresentano un segnale concreto di disponibilità al compromesso, sostenuto apertamente da Trump.
I nodi irrisolti: Donbass e Zaporizhzhia
Restano però aperti i dossier più delicati. In primo luogo il destino dei territori non ancora occupati dalle truppe russe, il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia e, soprattutto, il Donbass.
Kiev non intende rinunciare alle aree ancora sotto il proprio controllo, mentre Mosca continua a rivendicarne l’annessione. Le posizioni restano distanti e rappresentano il principale ostacolo a una chiusura rapida del negoziato.
Sul fronte delle garanzie di sicurezza, Washington appare orientata a trasferire gran parte dell’onere sugli alleati europei. Un indirizzo confermato dalla call di Trump con i leader continentali, al termine della quale il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato un incontro dei cosiddetti “volenterosi” previsto per gennaio.
Trump e Putin: la prossima mossa
Le aperture ucraine sembrano aver trovato ascolto a Washington. Trump non ha escluso un viaggio in Ucraina né un intervento diretto davanti al Parlamento di Kiev, nel quadro di una strategia volta a presentarsi come l’artefice di una soluzione politica del conflitto.
In parallelo, si sono intensificati i contatti telefonici tra Trump e Vladimir Putin. Il presidente russo si è detto contrario a una tregua temporanea, ritenuta inutile e potenzialmente dannosa per un processo di pace definitivo.
Una posizione che continua ad alimentare dubbi sulla reale volontà di Mosca di chiudere il conflitto, anche alla luce del proseguimento degli attacchi contro obiettivi ucraini.
Il destino del negoziato
Dopo i progressi registrati sull’asse Washington–Kiev, il destino del negoziato, rilevano fonti occidentali, resta nelle mani di Vladimir Putin.




