Dal progetto originario in 28 punti alla versione ridotta accettata da Kiev. L’Europa prova a rientrare nel dossier mentre la Russia frena sui capitoli chiave.
Una diplomazia in movimento
L’idea di un piano di pace strutturato e multilivello è la nuova direttrice della diplomazia internazionale sul dossier ucraino. Washington punta a ottenere una tregua che possa evolversi in un cessate il fuoco stabile e aprire la strada a un percorso negoziale più ampio, capace di coinvolgere più attori e più livelli di sicurezza.
Dal piano in 28 punti alla nuova base negoziale
Il primo documento statunitense, composto da 28 punti, era stato presentato con un coinvolgimento limitato di Kiev e un ruolo molto marginale per l’Europa. La nuova versione — ridotta a 19 punti — nasce dopo i colloqui di Ginevra ed è stata accettata dal governo ucraino come base negoziale.
La rimodulazione non è puramente numerica: il testo incorpora alcune richieste europee, mentre gli Stati membri dell’Unione — rimasti inizialmente ai margini — tentano ora di rientrare nel processo, consapevoli delle implicazioni di lungo periodo sulla sicurezza continentale e sulla postura NATO.
Le pressioni su Kiev e il fattore Trump
Negli Stati Uniti, Donald Trump spinge per chiudere rapidamente il conflitto, pur mantenendo una linea oscillante nei rapporti con Mosca. Kiev, invece, affronta un quadro più complesso:
- pressioni militari nel Donbass
- difficoltà politiche interne
- vulnerabilità strategica crescente
Nonostante questo, il governo ucraino ribadisce la disponibilità al dialogo purché finalizzato alla cessazione delle ostilità e accompagnato da garanzie di sicurezza credibili.
I nodi del negoziato
Restano però aperti alcuni punti che rappresentano il perimetro del compromesso possibile:
- status dei territori occupati
- futuro della Crimea
- controllo della centrale di Zaporizhzhia
- garanzie di sicurezza e difesa
- questioni linguistiche e culturali
La previsione di una riduzione delle Forze Armate ucraine risulta meno incisiva rispetto alla prima bozza, mentre il dossier territoriale viene rinviato a fasi successive con una mediazione diretta di Washington.
Sul fronte russo, il messaggio è ambiguo. Mosca sostiene di aver accettato il piano originario elaborato dopo l’incontro di Anchorage tra Putin e Trump. Tuttavia, senza un rifiuto formale della versione aggiornata, il Cremlino segnala una serie di capitoli non negoziabili, congelando di fatto l’avanzamento del negoziato e aumentando la pressione su Washington e Kiev.
Nuovo round negli Emirati Arabi Uniti
Il confronto si sposta ora negli Emirati Arabi Uniti, dove procedono consultazioni riservate tra canali diplomatici e intelligence di Stati Uniti, Russia e Ucraina. Un terreno neutrale che consente contatti discreti ma diretti tra le parti.
Per l’Europa, la nuova fase rappresenta un rischio significativo: un’ulteriore esclusione dal processo potrebbe creare un precedente rilevante in materia di sicurezza, deterrenza e autonomia strategica nel contesto euro-atlantico.




