Dalla Francia alla Spagna, le proteste incendiano l’Europa. Tra rabbia sociale, polarizzazione e guerra cognitiva, le divisioni delle democrazie rischiano di diventare un’arma contro di esse.
Francia e Spagna sono soltanto gli ultimi segnali. Cambiano le ragioni della protesta – scuola, casa, costo della vita, immigrazione – ma lo schema merita attenzione. Un disagio reale porta migliaia di persone in piazza, la tensione cresce, compaiono frange violente e il confronto sociale diventa rapidamente politico. Quando tutto questo accade in prossimità di appuntamenti elettorali, la polarizzazione può diventare ancora più forte.
Il punto non è mettere in discussione il diritto di manifestare. Il dissenso è democrazia. La violenza no. E soprattutto non lo è la strumentalizzazione di una protesta legittima da parte di chi ha interesse a trasformare una frattura sociale in una frattura politica e istituzionale.
È anche così che può funzionare la guerra ibrida. Non serve creare un problema dal nulla. È molto più semplice individuarne uno che esiste già – immigrazione, scuola, casa, una guerra, il costo della vita – e amplificarlo. Alimentare rabbia e contrapposizioni, esasperare le posizioni, delegittimare le istituzioni. I social sono uno strumento formidabile per farlo: in poche ore un messaggio, vero, falso o semplicemente decontestualizzato, può raggiungere milioni di persone.
Non occorre inventare la rabbia. Basta darle una direzione.
Lo abbiamo visto anche in Italia. Nelle manifestazioni per Gaza sono scese in piazza migliaia di persone sinceramente mosse dalla tragedia dei civili palestinesi. Ma quella stessa causa è stata talvolta utilizzata da frange che hanno trasformato la protesta in scontro e violenza, comportamenti che nulla aggiungono alla solidarietà verso il popolo palestinese e finiscono anzi per oscurarla.
Dovrebbe far riflettere anche la selettività della mobilitazione. Perché alcune tragedie producono una mobilitazione permanente mentre altre progressivamente scompaiono dalle piazze? L’Ucraina continua a subire un’invasione e una guerra che provoca vittime ogni giorno. Eppure una parte della protesta politica europea che si mobilita con forza per Gaza appare molto meno presente quando le vittime sono ucraine.
Non si tratta di stabilire quale popolo meriti maggiore solidarietà. Si tratta di chiedersi perché la solidarietà diventi selettiva e chi tragga vantaggio dalla polarizzazione che ne deriva.
Lo stesso interrogativo vale quando persone partecipano a manifestazioni senza conoscere davvero la causa che sostengono. Alcune interviste raccolte nelle piazze italiane hanno mostrato manifestanti incapaci di spiegare concetti presenti nei loro stessi slogan o elementi essenziali dei Paesi per i quali manifestavano. Non serve ridicolizzarli. È più utile chiedersi come sia possibile mobilitare qualcuno prima ancora di informarlo.
Qui sta una delle vulnerabilità delle nostre democrazie. Mai abbiamo avuto accesso a così tante informazioni e mai è stato così semplice mobilitare persone senza che siano realmente informate.
C’è poi un paradosso che non possiamo ignorare. Le democrazie occidentali permettono di contestare governi, organizzare cortei e chiedere le dimissioni di chi governa. Alcuni regimi autoritari che possono avere interesse ad alimentare le divisioni occidentali reprimono duramente quelle stesse libertà al proprio interno.
Dobbiamo essere preparati anche a questo. Cyberattacchi, disinformazione, manipolazione delle informazioni e guerra cognitiva appartengono ormai allo stesso scenario. Non significa vedere un burattinaio dietro ogni manifestazione. Significa avere gli strumenti per capire quando una protesta spontanea viene amplificata, infiltrata o sfruttata per altri obiettivi.
Perché la libertà di dissentire va difesa. Sempre. Ma altrettanto importante è impedire che qualcuno trasformi quella libertà in un’arma contro la democrazia stessa.
Non tutte le guerre hanno bisogno di conquistare territori. Alcune cercano di conquistare le nostre percezioni, esasperare le nostre divisioni e convincerci che chi ci sta accanto sia il nemico.
E quando ci riescono, hanno già ottenuto una vittoria senza sparare un solo colpo.




