Negli ultimi due decenni l’Iran ha costruito il più vasto e diversificato arsenale missilistico del Medio Oriente, trasformando i missili nel cuore della propria strategia militare.
Con migliaia di missili balistici e da crociera, di diversa portata e capacità, Teheran è oggi in grado di colpire obiettivi in tutto il Medio Oriente e potenzialmente anche in alcune aree dell’Europa orientale.
A differenza di molte altre potenze regionali, che basano la propria forza militare sull’aviazione, l’Iran ha investito massicciamente nelle forze missilistiche come alternativa alla modernizzazione della propria aeronautica.
Questa scelta strategica ha permesso alla Repubblica islamica di sviluppare uno strumento di deterrenza relativamente economico ma estremamente efficace, capace di compensare le limitazioni delle sue forze convenzionali.
Oggi il programma missilistico iraniano rappresenta uno dei principali fattori di equilibrio strategico nel Medio Oriente.
Una forza missilistica progettata per la deterrenza regionale
L’arsenale iraniano comprende diverse categorie di sistemi, dai missili balistici a corto raggio per il campo di battaglia fino ai missili a medio raggio con capacità strategica.
Tra i principali sistemi figurano:
- Shahab-3 – missile balistico a medio raggio (MRBM) con circa 1.300 km di portata
- Sejjil – MRBM a combustibile solido con circa 2.000 km di raggio
- Khorramshahr – missile con grande capacità di carico e circa 2.000 km di portata
- Fateh-110 / Fateh-313 – missili balistici tattici a alta precisione
- Zolfaghar – missile balistico con 700 km di raggio
Accanto ai missili balistici, l’Iran ha sviluppato anche missili da crociera a lungo raggio, tra cui:
- Soumar, con una portata stimata tra 2.000 e 3.000 km
- Ya-Ali, missile da attacco terrestre con circa 700 km di raggio
Questi sistemi consentono a Teheran di colpire basi militari, infrastrutture energetiche e obiettivi strategici regionali senza fare affidamento su una flotta aerea avanzata.
Un elemento particolarmente sensibile riguarda inoltre il programma spaziale iraniano, con i vettori di lancio Safir e Simorgh.
Ufficialmente destinati al lancio di satelliti, questi sistemi contribuiscono allo sviluppo di tecnologie che potrebbero essere applicate a missili balistici di portata intercontinentale, motivo per cui suscitano crescente attenzione da parte delle potenze occidentali.
Precisione e sopravvivenza operativa
Per molti anni l’arsenale iraniano è stato considerato relativamente impreciso.
Negli ultimi dieci anni, tuttavia, Teheran ha investito significativamente nel miglioramento di:
- sistemi di guida
- capacità di manovra terminale
- precisione di impatto
Questi progressi hanno trasformato i missili iraniani da strumenti di bombardamento indiscriminato a sistemi di attacco relativamente precisi, capaci di colpire:
- basi militari
- infrastrutture energetiche
- centri di comando
- nodi logistici
Parallelamente, l’Iran ha sviluppato una rete di lanciatori mobili e basi missilistiche sotterranee, aumentando la capacità di sopravvivenza del proprio arsenale in caso di conflitto.
La rete globale di proliferazione iraniana
Oltre al proprio arsenale nazionale, l’Iran ha costruito negli anni una rete di proliferazione missilistica e tecnologica che coinvolge diversi attori regionali.
Teheran ha fornito missili, razzi e sistemi senza pilota a numerosi partner e gruppi armati, tra cui:
- Hezbollah in Libano
- milizie sciite in Iraq
- ribelli Houthi nello Yemen
- gruppi armati nei Territori palestinesi
- Russia, destinataria di droni iraniani impiegati nella guerra in Ucraina
Dal 2015, l’Iran ha rafforzato significativamente le capacità missilistiche e di droni degli Houthi, consentendo loro di colpire obiettivi in profondità nel territorio saudita e di minacciare il traffico marittimo nel Mar Rosso.
In Iraq, le milizie sostenute da Teheran hanno impiegato razzi e proiettili contro strutture militari e diplomatiche statunitensi.
Più recentemente, l’Iran ha fornito alla Russia droni d’attacco Shahed-131 e Shahed-136, utilizzati su larga scala nel conflitto in Ucraina.
Questa rete consente a Teheran di estendere la propria influenza militare ben oltre i confini nazionali, costruendo una forma di deterrenza distribuita.
L’impiego operativo dei missili iraniani
L’Iran non ha utilizzato le proprie capacità missilistiche solo a scopo deterrente. Negli ultimi anni ha dimostrato di essere disposto a impiegarle direttamente in operazioni militari.
Siria – 2017 e 2018
Nel giugno 2017, l’Iran lanciò sei missili balistici contro obiettivi dello Stato Islamico nella Siria orientale, nei pressi di Deir ez-Zor, in risposta ad attacchi terroristici avvenuti a Teheran.
Un’operazione simile fu condotta nel 2018 contro postazioni dell’ISIS.
Iraq – 2018
Nel settembre 2018, l’Iran lanciò sette missili Fateh-110 contro il quartier generale di gruppi curdi iraniani a Koya, nel Kurdistan iracheno.
L’attacco dimostrò la capacità iraniana di effettuare strike di precisione oltre confine.
Arabia Saudita – 2019
Nel settembre 2019, attacchi coordinati con droni e missili da crociera colpirono le installazioni petrolifere saudite di Abqaiq e Khurais.
L’operazione interruppe temporaneamente circa il 5-7% della produzione mondiale di petrolio, evidenziando la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche globali.
Iraq – 2020
Dopo l’uccisione del generale Qasem Soleimani da parte degli Stati Uniti, l’Iran lanciò oltre 20 missili balistici contro la base americana di Al-Asad, in Iraq.
L’attacco provocò danni significativi alle infrastrutture militari e causò traumi cerebrali a oltre 100 militari statunitensi.
Fu la prima volta che l’Iran colpì direttamente forze statunitensi con missili balistici.
La logica strategica della dottrina missilistica iraniana
La strategia missilistica iraniana risponde a una logica geopolitica precisa.
Priva di una moderna aviazione da combattimento e circondata da potenze militari superiori — Stati Uniti, Israele e monarchie del Golfo — Teheran ha scelto i missili come strumento di deterrenza asimmetrica.
Questi sistemi consentono all’Iran di:
- scoraggiare interventi militari diretti
- minacciare basi e infrastrutture regionali
- proiettare potenza oltre i propri confini
- sostenere la guerra per procura
Integrati con droni e milizie alleate, i missili costituiscono il nucleo di una strategia di deterrenza distribuita.
Un fattore chiave per la sicurezza regionale
L’Iran non ha ancora testato o dispiegato missili capaci di colpire direttamente il territorio degli Stati Uniti continentali.
Tuttavia, con sistemi che raggiungono 2.000–3.000 km di portata, il Paese è già in grado di minacciare:
- Israele
- infrastrutture energetiche del Golfo
- basi militari statunitensi nella regione
- installazioni NATO nel Mediterraneo orientale e nell’Europa sud-orientale
In un Medio Oriente segnato da tensioni permanenti, l’arsenale missilistico iraniano continuerà a rappresentare uno dei principali elementi di equilibrio militare regionale.
Non è solo uno strumento di difesa nazionale, ma un vettore di influenza strategica che si estende dal Mediterraneo all’Oceano Indiano.




