Secondo il Washington Post, il Pentagono sta lavorando a una proposta di riorganizzazione profonda della struttura dei comandi militari statunitensi.
Il piano, se approvato, modificherebbe in modo significativo gli equilibri di potere ai vertici delle Forze Armate USA.
La proposta è coordinata dal Chairman of the Joint Chiefs of Staff, generale Dan Caine, e dovrebbe essere presentata a breve al Segretario alla Difesa Pete Hegseth.
Si tratterebbe di uno dei cambiamenti più rilevanti degli ultimi decenni nella governance militare americana.
Riduzione del peso dei comandi regionali tradizionali
Il piano prevede una riduzione della centralità di tre comandi chiave:
- U.S. Central Command (CENTCOM)
- U.S. European Command (EUCOM)
- U.S. Africa Command (AFRICOM)
Questi verrebbero posti sotto una nuova struttura sovraordinata, denominata U.S. International Command (INTERCOM), con una conseguente riduzione della loro autonomia strategica.
Nuovo focus sull’emisfero occidentale
Parallelamente, U.S. Northern Command (NORTHCOM) e U.S. Southern Command (SOUTHCOM) verrebbero accorpati in un nuovo comando unico: U.S. Americas Command (AMERICOM).
Il nuovo comando avrebbe la responsabilità dell’intero emisfero occidentale.
L’ipotesi di istituire un comando dedicato all’Artico, inizialmente valutata, sarebbe stata successivamente accantonata.
Meno comandi, meno generali e ammiragli a quattro stelle
Nel complesso, la riforma ridurrebbe il numero dei Combatant Commands da 11 a 8.
Contestualmente, diminuirebbe anche il numero di generali e ammiragli a quattro stelle che riferiscono direttamente al Segretario alla Difesa.
Resterebbero operativi, tra gli altri:
- U.S. Indo-Pacific Command
- U.S. Cyber Command
- U.S. Space Command
- U.S. Strategic Command
- U.S. Special Operations Command
- U.S. Transportation Command
Il contesto strategico
Secondo le fonti citate dal Washington Post, la riorganizzazione è coerente con la nuova strategia di sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump.
Una strategia che afferma la fine del ruolo degli Stati Uniti come garanti universali dell’ordine globale.
L’obiettivo dichiarato è spostare risorse e attenzione da Europa e Medio Oriente, considerati teatri ormai strutturati, verso il continente americano e l’Indo-Pacifico, dove si concentrano le principali sfide sistemiche future.




