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Home Difesa & Sicurezza

Danimarca: per la prima volta l’intelligence inserisce gli Stati Uniti tra le minacce nella valutazione annuale della sicurezza

Danimarca: per la prima volta l’intelligence inserisce gli Stati Uniti tra le minacce nella valutazione annuale della sicurezza
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Il rapporto “Udsyn 2025” segna una svolta storica: accanto a Russia e Cina, ora anche Washington, sotto la leadership di Donald Trump, viene considerata una fonte di rischio strategico.


Per la prima volta nella storia, il Danish Defence Intelligence Service (FE) non cita solo Russia e Cina tra le principali minacce alla sicurezza nazionale. Nella valutazione annuale “Udsyn 2025”, anche gli Stati Uniti compaiono con osservazioni preoccupanti.

Una frase, in particolare, sta facendo discutere:

«Gli Stati Uniti stanno utilizzando la loro forza economica e tecnologica come strumento di potere, anche contro alleati e partner».

Un giudizio che rompe decenni di tradizione atlantista e apre un dibattito profondo sul futuro dell’ordine strategico europeo.


Gli USA come potenziale rischio: cosa dice il rapporto

Secondo il documento, Washington sta applicando strumenti economici e tecnologici in modo sempre più assertivo:

  • minacce di dazi per influenzare governi alleati;
  • uso della supremazia tecnologica per controllare dipendenze strategiche;
  • un progressivo allontanamento dal modello del “mondo basato su regole”.

Il capo dell’FE, Thomas Ahrenkiel, conferma che:

«È completamente corretto dire che non abbiamo mai avuto formulazioni così dirette sugli Stati Uniti in passato.»

La ragione, spiega, è la crescente incertezza sulla “futura postura globale” di Washington, sempre più orientata a una logica di stabilità tra grandi potenze e sfere di influenza.

«Quando c’è incertezza sul ruolo futuro degli Stati Uniti in Europa, aumenta anche l’incertezza sulla nostra sicurezza. È una situazione seria.»


Economia e tecnologia come leve di pressione

Ahrenkiel fornisce esempi concreti:

  • Tariffe doganali usate come minaccia o ritorsione politica.
  • Tecnologie strategiche rese inaccessibili a rivali o, in altri casi, imposte come standard obbligati ai partner, aumentando la dipendenza dall’ecosistema americano.

Una dinamica che, secondo FE, si è accentuata con la leadership di Donald Trump.


Artico e Groenlandia: il punto più sensibile

La valutazione dedica un’intera sezione all’Artico. Qui gli Stati Uniti vengono citati allo stesso livello di Russia e Cina come attori che alimentano la competizione geopolitica.

Il rapporto nota:

  • l’intensificarsi degli interessi americani in Groenlandia,
  • il rischio crescente di spionaggio,
  • tentativi di influenza politica nel Regno di Danimarca.

Negli ultimi mesi, Politiken ha rivelato i tentativi americani di tenere incontri bilaterali direttamente con la Groenlandia, aggirando Copenaghen.


La questione Groenlandia

La tensione diplomatica con Washington è cresciuta da quando Trump ha dichiarato di voler acquistare la Groenlandia, arrivando a valutare anche strumenti di forza per ottenerla.

Quando i giornalisti chiedono se, in presenza di intenzioni simili, l’FE non sia costretto a trattare gli USA come una potenziale fonte di minaccia, Ahrenkiel risponde:

«Gli Stati Uniti rimangono il nostro alleato più importante. Ma ovviamente monitoriamo attentamente come agiscono e quali interessi perseguono.»

Un equilibrio delicato, che FE evita di definire nei termini binari “amico/nemico”.


“Una frase storica. Un divorzio doloroso dall’atlantismo”

Il professor Ole Wæver, uno dei massimi studiosi danesi di politica internazionale, definisce la posizione dell’FE:

«Straordinaria. Finalmente si suggerisce che Stati Uniti ed Europa non sono più due facce della stessa medaglia. Per la Danimarca è un divorzio doloroso, perché siamo stati un paese iper-atlantista.»

Secondo Rasmus Sinding Søndergaard, esperto di politica estera americana del DIIS:

«La frase suona come un fatto ovvio. Ma è notevole che l’intelligence lo scriva: tendono a essere molto cauti nel criticare gli Stati Uniti.»

A suo giudizio, sarebbe ormai “quasi strano” non menzionare il comportamento sempre più aggressivo della Casa Bianca verso i propri alleati.

Il messaggio agli stessi governanti danesi è chiaro:

«La Danimarca è così dipendente economicamente e tecnologicamente dagli USA che Washington può colpirci duramente se lo desidera. Serve una strategia per ridurre questa dipendenza.»


Conclusione: la Danimarca lancia un segnale a tutta l’Europa

Il rapporto “Udsyn 2025” non è solo un’analisi tecnica, ma uno spartiacque politico:

  • il pilastro atlantico diventa meno stabile,
  • gli Stati Uniti vengono osservati non solo come alleati, ma come potenziali competitor strategici,
  • l’Europa dovrebbe prepararsi a un mondo con garanzie americanocentriche meno solide.

È un messaggio che riguarda non solo Copenaghen, ma l’intero sistema di sicurezza europeo.

Fonte: Politiken.dk
Immagine: Neil Hanna/AFP

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