Non è l’abuso, ma l’uso stesso dell’AI a rappresentare una minaccia crescente per i cittadini.
Poco prima delle elezioni olandesi del 29 ottobre, come riporta il Financial Times, l’Autorità garante per la protezione dei dati dei Paesi Bassi ha diffuso un avvertimento inusuale ma significativo: “non affidatevi ai chatbot per ricevere consigli di voto”.
Un monito che segna una nuova frontiera del rischio democratico. Non più solo deepfake o disinformazione manipolata, ma l’utilizzo stesso di strumenti di intelligenza artificiale generativa a influenzare — anche involontariamente — le scelte politiche dei cittadini.
Un algoritmo che polarizza
L’indagine condotta dall’autorità olandese ha mostrato che diversi chatbot — tra cui ChatGPT, Gemini, Grok e Mistral — tendevano a suggerire quasi sempre le stesse due forze politiche: il partito ecologista-laburista per gli elettori di sinistra e il Partito per la Libertà, di estrema destra, per quelli di destra.
Un risultato che, in un Paese dove erano in corsa 27 partiti e 15 siedono in Parlamento, si traduce in un’evidente distorsione.
“Le risposte dei chatbot sono inaffidabili e chiaramente di parte”, ha dichiarato Monique Verdier, vicepresidente dell’autorità olandese. In pratica, gli assistenti virtuali avrebbero semplificato il panorama politico, alimentando la polarizzazione invece di aiutare gli utenti a orientarsi.
Quando l’AI non sa aggiornarsi
Una parte del problema deriva dalla natura stessa dei modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), “congelati” su dati di addestramento non aggiornati.
Nei test pre-elettorali, alcuni chatbot citavano programmi dei partiti risalenti a consultazioni precedenti e ignoravano perfino la convocazione di elezioni anticipate.
Mistral, per esempio, affermava che le elezioni si sarebbero tenute nel 2027.
Nonostante le promesse delle aziende di impedire l’uso dei propri modelli per fornire consigli di voto, nel 99,9% delle 21.000 simulazioni condotte dall’autorità olandese i chatbot hanno comunque espresso preferenze politiche.
Il nodo della trasparenza
Gli strumenti di AI generativa non sono soggetti agli stessi obblighi di trasparenza delle piattaforme di informazione elettorale tradizionali, dove i criteri di valutazione e le fonti dei dati sono pubblici.
Inoltre, non esistono meccanismi chiari per contestare errori o distorsioni, né per sapere se un certo tipo di informazione è stato privilegiato o oscurato dall’algoritmo.
Il Regolamento europeo sull’Intelligenza Artificiale (AI Act) classifica come “ad alto rischio” tutti i sistemi progettati per influenzare il voto o il comportamento politico. Tuttavia, come dimostra il caso olandese, i confini tra uso e abuso restano sfumati.
Giovani e disaffezione democratica
La sfida più grande potrebbe però riguardare le nuove generazioni.
I giovani accedono quasi esclusivamente a notizie e informazioni online: comprendere come questi contenuti modellano le opinioni è cruciale per spiegare perché, per la prima volta da decenni, i cittadini under-30 nelle democrazie occidentali mostrino tendenze più conservatrici e minore fiducia nella democrazia liberale.
Una lezione per l’Europa
Il caso olandese evidenzia un punto chiave: i chatbot non sono strumenti neutri.
Anche senza intenti manipolatori, possono generare distorsioni sistemiche e influenzare scelte politiche o personali.
Servono quindi test indipendenti, verifiche periodiche e una cultura della trasparenza che coinvolga sviluppatori, istituzioni e cittadini.
In conclusione “l’uso dell’AI, non il suo abuso, potrebbe essere la minaccia più grande per i cittadini.”
Fonte: Financial Times




