Altro che biblioteca di Alessandria. Nell’era dell’intelligenza artificiale i libri non si bruciano: si comprano, si smembrano, si scannerizzano e poi si buttano al macero.
È questo il retroscena emerso dai documenti giudiziari sul cosiddetto Project Panama, il programma riservato con cui Anthropic avrebbe organizzato la digitalizzazione distruttiva di centinaia di migliaia, e potenzialmente milioni, di volumi destinati ad addestrare Claude, il proprio modello di intelligenza artificiale.
L’immagine è quasi distopica. Intere pile di libri finiscono sotto lame idrauliche che ne recidono il dorso. Le pagine vengono separate, acquisite da scanner industriali ad alta velocità e trasformate in dati. Una volta estratto il contenuto, della carta non resta che un rifiuto destinato alle cartiere per essere riciclato.
Nei documenti interni compare perfino una frase che colpisce più della procedura: “Non vogliamo che si sappia che stiamo lavorando a questo.”
Perché tanta segretezza? Perché, secondo la documentazione emersa nel procedimento, i dirigenti di Anthropic ritenevano che i libri rappresentassero un patrimonio linguistico infinitamente più prezioso del web contemporaneo, ormai sempre più contaminato da contenuti generati dalla stessa intelligenza artificiale. In altre parole, per evitare che l’IA imparasse da altra IA, servivano milioni di pagine scritte da esseri umani.
Così sarebbe nato Project Panama: acquistare enormi quantità di libri, digitalizzarli il più rapidamente possibile e trasformarli in carburante per gli algoritmi.
Ma il caso non si ferma qui. Gli atti della causa raccontano anche un’altra vicenda ancora più delicata: prima dell’acquisto sistematico dei volumi, alcuni dipendenti avrebbero reperito grandi quantità di opere protette da copyright attraverso archivi pirata come LibGen e Pirate Library Mirror.
È proprio questa parte della vicenda ad aver alimentato una delle più importanti cause sul copyright mai intentate contro una società di intelligenza artificiale. Anthropic ha successivamente raggiunto un accordo economico con gli autori coinvolti, mentre resta aperto il dibattito sul confine tra innovazione tecnologica, diritto d’autore e utilizzo delle opere per l’addestramento dei modelli.
Il vero interrogativo, però, va oltre le aule dei tribunali. Project Panama racconta come i colossi dell’IA considerino oggi il sapere umano: non più una collezione di opere da leggere, ma una gigantesca miniera di dati da estrarre.
Paradossalmente, per costruire le macchine del futuro, è stato necessario sacrificare gli oggetti che per secoli hanno custodito la memoria della civiltà. Non un rogo di libri, ma qualcosa di forse ancora più simbolico: trasformare milioni di volumi in materia prima da consumare, pagina dopo pagina, affinché fossero assimilati da un algoritmo.




