La scadenza dell’ultimo trattato tra Stati Uniti e Russia apre una fase di incertezza strategica, tra deterrenza, riarmo e indebolimento delle “regole globali”
La scadenza del trattato New START segna la fine dell’ultimo strumento di controllo degli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Russia. L’accordo, in vigore dal 2010, aveva imposto limiti precisi alle testate strategiche schierabili e garantito per anni ispezioni e verifiche reciproche, contribuendo a mantenere un equilibrio minimo tra le due principali potenze nucleari.
Con la sua decadenza vengono meno non solo i vincoli quantitativi, ma anche i meccanismi di trasparenza che avevano ridotto il rischio di incomprensioni e calcoli errati.
Washington ha sempre giudicato il trattato incompleto, auspicando un nuovo accordo che includesse anche la Cina; Mosca, pur dichiarando di voler evitare escalation incontrollate, si considera ora libera da obblighi giuridici.
Il risultato è un vuoto normativo che accentua l’incertezza strategica. Questa evoluzione si inserisce in un contesto più ampio, nel quale i trattati internazionali sembrano progressivamente perdere parte del loro valore vincolante.
Accordi sottoscritti per decenni vengono sospesi, svuotati o abbandonati, anche su temi di primaria importanza. Nel settore nucleare, questa tendenza è particolarmente preoccupante, perché coincide con una fase geopolitica segnata dal ritorno della competizione tra grandi potenze e dalla crescente instabilità regionale.
A complicare ulteriormente il quadro è la modernizzazione degli arsenali esistenti e l’espansione delle capacità nucleari cinesi, oltre al ruolo di altre potenze atomiche. Parallelamente, sempre più Paesi sembrano accelerare, direttamente o indirettamente, la loro corsa alla bomba, oppure cercano almeno di garantirsi la protezione di un “ombrello nucleare”. In questo senso, emergono nuove intese e cooperazioni strategiche, come quelle che vengono ipotizzate tra Arabia Saudita e Pakistan, che riflettono una diffusa percezione di insicurezza.
In assenza di nuove intese multilaterali credibili, la deterrenza torna così a essere l’unico riferimento strategico. Ma si tratta di una soluzione che rischia di trasformarsi in un’illusione: affidare alla sola minaccia di distruzione la gestione di timori esistenziali in un mondo che conosce già la tragedia della guerra e la possibilità concreta di una devastazione su scala globale. La deterrenza può congelare i conflitti, ma non elimina i rischi di competizione, instabilità e incidenti, che aumentano proprio quando mancano regole condivise.
La fine del New START, dunque, non rappresenta soltanto la chiusura di un trattato, ma l’ingresso in una fase di maggiore fragilità del sistema internazionale. Un’epoca in cui il controllo degli armamenti cede il passo a una logica di forza e di sospetto reciproco, rendendo l’ordine globale più instabile e imprevedibile di quanto non lo sia già.




