La piattaforma specializzata nel rilevamento di testi scritti da intelligenze artificiali estende la sua tecnologia alle immagini, per contrastare frodi e manipolazioni digitali.
Copyleaks, società nota per i suoi software in grado di individuare testi generati da intelligenze artificiali, compie un passo avanti: ora la sua tecnologia è in grado di rilevare la presenza dell’AI anche nelle immagini.
L’annuncio, dato in esclusiva ad Axios, segna una nuova fase nella battaglia contro la disinformazione e le frodi digitali.
Come funziona il nuovo rilevatore
Il nuovo AI Image Detector di Copyleaks assegna a ogni immagine un punteggio di probabilità di intervento dell’intelligenza artificiale, indicando le aree in cui l’AI è stata probabilmente applicata.
Un’anteprima pubblica dello strumento è già disponibile sul sito dell’azienda.
Le manipolazioni digitali non riguardano più solo le fake news: molte truffe online sfruttano immagini create o alterate dall’AI, dai falsi scontrini alle denunce assicurative contraffatte.
“Un tempo vedere significava credere. Oggi non è più così,” ha dichiarato il CEO di Copyleaks, Alon Yamin, sottolineando l’urgenza di verificare autenticità e provenienza dei contenuti digitali.
Ambiti di utilizzo
Copyleaks mira a diffondere la tecnologia in diversi settori, tra cui educazione, servizi finanziari e editoria.
Come per i testi, anche l’uso del nuovo detector sarà a pagamento, con tariffe basate sul volume di immagini analizzate.
Limiti e sfide
Rilevare contenuti generati dall’AI non è semplice — e individuare quelli usati in contesti fraudolenti lo è ancora meno.
Test condotti da Axios hanno evidenziato risultati contrastanti: il sistema ha individuato correttamente alcune immagini artificiali di documenti ufficiali, ma ha anche generato falsi positivi su immagini autentiche.
Il passo successivo
Copyleaks prevede di estendere la tecnologia anche ad audio e video entro il 2026, per offrire una suite completa di strumenti anti-manipolazione.
Una mossa che riflette una tendenza crescente: l’AI non solo crea contenuti, ma obbliga il mondo digitale a inventare nuovi strumenti per riconoscerla.
Fonte: Axios – Immagine: Copyleaks




