IL PRESIDENTE DELLA FIFA CONVOCA D’URGENZA I VERTICI A RABAT DOPO IL NAUFRAGIO DEL PIANO PER CEDERE LE ATTIVITÀ COMMERCIALI DELLA FEDERAZIONE. DA WENGER AL PRINCIPE ALI, PASSANDO PER LA UEFA, SI MOLTIPLICANO LE OPPOSIZIONI. E L’UOMO CHE HA CENTRALIZZATO IL POTERE SI RITROVA A GESTIRE LA CRISI PIÙ DELICATA DEL SUO MANDATO.
Per Gianni Infantino il pallone rischia di trasformarsi in un boomerang.
Il presidente della FIFA ha convocato d’urgenza i massimi dirigenti della federazione a Rabat, dove si trova ormai da una settimana, nel tentativo di spegnere l’incendio politico scoppiato attorno al progetto “FIFA Forward Enterprise”, l’operazione che avrebbe dovuto trasferire a una nuova entità la gestione delle attività commerciali e degli eventi della federazione, a partire dal Mondiale.
Un piano che, secondo diverse ricostruzioni, è stato rapidamente accantonato dopo aver provocato una vera e propria levata di scudi.
A sorprendere non è soltanto la reazione della UEFA, storicamente in tensione con Infantino, ma soprattutto il dissenso arrivato dall’interno della stessa FIFA. Tra le voci critiche figurano Arsène Wenger, responsabile dello sviluppo calcistico globale, il segretario generale Mattias Grafström e il principe Ali bin Al Hussein, presidente della Federazione calcistica giordana. Un fronte trasversale che ha trasformato una proposta manageriale in un caso politico.
Per evitare che la frattura si allarghi, Infantino ha chiamato a raccolta il suo stato maggiore. Secondo la BBC, alla riunione parteciperanno, oltre a Grafström, il direttore finanziario Thomas Peyer, il responsabile legale Emilio Garcia Silvero, il capo di gabinetto Daniel O’Toole, il direttore delle federazioni affiliate Elkhan Mammadov e il responsabile delle relazioni con i media Bryan Swanson.
Il messaggio è chiaro: la partita non si gioca più sul campo, ma nelle stanze del potere.
La vicenda apre anche un interrogativo più ampio sulla governance del calcio mondiale. Negli ultimi anni la FIFA ha progressivamente rafforzato il proprio peso economico e politico, aumentando ricavi, competizioni e influenza globale. Proprio per questo qualsiasi ipotesi di riorganizzazione degli asset commerciali viene osservata con estrema attenzione dalle federazioni nazionali, dalle confederazioni continentali e dagli stakeholder del calcio internazionale.
Per ora il progetto sembra essersi fermato. Ma la convocazione d’urgenza del vertice dimostra che la crisi è tutt’altro che archiviata.
E quando un presidente è costretto a riunire d’emergenza il proprio gruppo dirigente, spesso significa che il problema non è più il progetto.
È la fiducia.

